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<<A
Timpone rosso, lo Stato, ed in particolare il Comune, hanno
riportato una cocente sconfitta>>. A sostenerlo, in una lettera
aperta inviata a Prefetto, Questore, Comune e forze dell’ordine,
è don Attilio Foscaldi, coordinatore regionale delle fondazioni
antiusura calabresi e parroco della chiesa dei Sacri Cuori, nei
cui confini è ricompreso il quartiere lauropolitano fino a poco
tempo fa regno incontrastato del presunto clan dei nomadi.
Afferma don Foscaldi: <<A Timpone rosso, grazie ad un intenso
lavoro di sensibilizzazione e concertazione, s’era dato vita ad
un centro sociale polivalente intitolato a papa Giovanni Paolo
II. Nella struttura operavano, con grande umiltà e senso del
dovere, i volontari della parrocchia e dell’associazione “Il
Samaritano”. In virtù del loro agire quotidiano, il centro era
presto divenuto punto di riferimento della comunità rom, di
ragazze madri, di disabili, di giovani senza prospettive e di
bambini che non frequentavano più la scuola>>. Qualcosa, però,
non sarebbe andata per il verso giusto. Soprattutto sul versante
dei rapporti con Palazzo di città. <<Al di là dell’impegno
profuso dai volontari e della collaborazione offerta dalle
scuole medie di Cassano e Lauropoli – aggiunge il sacerdote
lauropolitano – siamo stati costretti a constatare la mancanza
di una concreta attenzione istituzionale nei nostri riguardi. Le
nostre attività non sono state affiancate da altre azioni volte
a ridurre il disagio sociale dell’area. Eppure, ripetutamente e
con cocciutaggine, ma purtroppo senza ottenere risposta alcuna,
abbiamo avanzato nel tempo suggerimenti e richieste
d’intervento>>. Quali? <<Avevamo proposto l’organizzazione di
manifestazioni aggregative, la realizzazione di un campo di
calcetto, l’apertura di un presidio di Polizia Municipale, il
distaccamento d’un nucleo dei servizi sociali, più controllo
dell’ordine pubblico>>. Invece, afferma il parroco dei Sacri
Cuori, <<nulla è stato fatto. Nessun cenno di buona volontà ha
fatto riscontro alle nostre richieste. Ed ora, alla luce degli
infruttuosi e molteplici incontri tenuti con gli amministratori
comunali, con la morte nel cuore restituiamo al Municipio le
chiavi del centro. Non possiamo fare altro, amareggiati come
siamo per la sconfitta subita sul fronte della lotta
all’illegalità, agevolata dall’insensibilità degli
amministratori della cosa pubblica>>.
Nel mirino, dunque, il Comune. Che però prova a divincolarsi
dalla morsa delle critiche. <<La decisione assunta da don
Foscaldi – ribatte da Palazzo di città il sindaco Gianluca Gallo
– ci sorprende. Non pensavamo che le difficoltà esistenti nella
gestione del centro, per il quale abbiamo investito migliaia di
euro, avrebbero indotto gli affidatari dello stesso a gettare la
spugna. Anche perché il Comune ha sempre risposto positivamente
ad ogni sollecitazione: io stesso, almeno una decina di volte,
ho partecipato alle iniziative svoltesi in un quartiere che
soffre problemi di antica data. Dal 2004 ad oggi, abbiamo speso
energie e risorse per alleviare i disagi della comunità di
Timpone rosso, come e più che rispetto al resto del territorio
comunale. Non ci arrenderemo, finchè non sarà stata
completamente ripristinata la normalità del vivere civile>>. |