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Oltre sessanta telecamere, piazzate nei punti sensibili della
città, riverseranno le immagini raccolte sui monitor di una
centrale operativa, collegata con le forze dell’ordine.
Serviranno a monitorare il flusso del traffico urbano e, anche e
soprattutto, a prevenire e combattere fenomeni di criminalità. È
questo, nelle intenzioni del Comune, il senso del progetto di
videosorveglianza presentato ufficialmente nei giorni scorsi a
Rossano, alla presenza del Prefetto di Cosenza, durante
l’incontro dei sindaci di Ionio e Pollino firmatari del patto
della legalità. Dell’iniziativa, davanti ai suoi colleghi, ha
parlato il sindaco di Cassano, Gianluca Gallo, definendola <<il
primo passo verso la definitiva riconquista di un territorio
spesso e volentieri preda delle scorribande dei suoi peggiori
nemici>>. Evidente il riferimento alla criminalità, condito
dall’esplicito richiamo ai furti perpetrati ai danni delle
scuole medie “Biagio Lanza”, vittime dell’ottava incursione
vandalica nell’arco di poco meno di due mesi.
Dal generale al particolare: dettagli del progetto. Sotto
l’occhio elettronico potrebbero finire attività commerciali,
insediamenti turistici, edifici e luoghi pubblici sparsi tra
Cassano, Lauropoli, Doria e Sibari. Già definita la mappa dei
siti candidati ad ospitare le telecamere: al Municipio, alle
delegazioni municipali ed alle scuole (ovvero le materne, le
elementari e le medie di Doria, Cassano, Lauropoli e Sibari,
nonché gli istituti medi superiori cassanesi), si sommerebbero
le principali piazze e luoghi di ritrovo (piazza Roma a Doria;
corso Laura Serra a Lauropoli; via centro servizi e viale Magna
Graecia a Sibari; corso Garibaldi, la villa comunale e le piazze
Municipio, e Sant’Eusebio a Cassano). Nel mirino del grande
fratello, pure le aree oggi contese allo Stato dai signori del
malaffare: ad esempio, il quartiere lauropolitano di Timpone
rosso e diversi spicchi del centro storico cassanese, come
piazza Paglialunga ed i vicoli circostanti diversi palazzi
nobiliari del borgo antico. Alle postazioni fisse, se ne
aggiungerebbero poi anche alcune mobili, da utilizzare in luoghi
di interesse pubblico, a seconda delle necessità. Le immagini
catturate col consenso (tuttavia ancora da acquisire) del
Garante della privacy, convergerebbero infine sugli schermi di
una centrale operativa in costante contatto con Carabinieri,
Polizia e Guardia di Finanza. A conti fatti, un investimento da
oltre mezzo milione di euro, indispensabili a creare una rete di
videosorveglianza fatta da più di sessanta telecamere, legate
tra loro da otto server, chilometri di cavi a fibre ottiche (o,
in alternativa, microantennine a bassa incidenza
elettromagnetica) e l’ausilio di un satellite.
Stato dell’opera: a buon punto. Mancano, si fa per dire,
soltanto i soldi. Ma per quelli, ha fatto sapere il sindaco
Gallo, <<si guarda con fiducia ai fondi del Piano operativo
nazionale per la sicurezza>>. Un forziere da aprire usando il
grimaldello del patto della legalità, istituzionalmente idoneo a
trasformarsi in vettore delle risorse finanziarie destinate ad
arginare l’espansione del crimine organizzato. Tante, ma fin qui
e proprio nei territori ad alta incidenza criminale, incredibile
a dirsi, scarsamente utilizzate.
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