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Nella
seconda edizione di “C’era ‘na vota a stréata Majstra” si è
voluto rappresentare un matrimonio d’epoca con l’usuale
allestimento della casa degli sposi, importante usanza del
passato: la discesa della sposa dalla casa della sarta che l’ha
vestita, lo sposo, i genitori degli sposi, il corteo di parenti,
gli invitati; la famosa cassapanca della sposa, che conteneva un
ricco corredo, usato nella vita quotidiana, fatto di ricami e
pizzi, prettamente ricamato a mano dalle mamme, e che un tempo
era d’obbligo avere in tutte le case dove vi erano delle figlie
femmine; il “notamento” della dote, un quasi contratto di
lascito della dote che avveniva in presenza di un notabile,
nell’ipotesi di una prematura morte della sposa, la dote andava
restituita alla famiglia di lei.
La cosa più straordinaria di questa manifestazione è stato “il
dietro le quinte”, le donne in particolar modo, hanno aperto gli
armadi delle proprie case per andare alla ricerca di abiti
antichi, abiti che usavano addirittura le loro nonne: ampie
gonne con le sottane, le camicie di pizzo, gli scialli di pura
lana con le loro enormi spille, i cappelli da donna e da uomo,
le cappe da uomo, le borse, i fermagli e le retine che
raccoglievano i lunghi capelli, e ancora abiti da sposa di ogni
generazione.
Grande e immensa è stata la gioia di tutti, rivedendo tutto ciò.
E i giovani di oggi? Presenti. Hanno indossato ogni particolare
di abbigliamento di allora, si sono calati nei personaggi dei
loro antenati, con tanta emozione e timidezza sono diventati i
protagonisti del passato; con tanta fierezza e orgoglio, hanno
voluto integrarsi con l’antico seppur nella loro modernità. Nel
suo piccolo, ognuno di noi ha contribuito all’ottima riuscita
dell’evento.
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