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Giovedì 23 Febbraio 2006

Cassano – Poliambulatorio: mancano le attrezzature, saltano le visite. La rivolta dei pazienti.

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 23.02.06  h. 23.00

La signora Gina, mani grandi da massaia e cuore gonfio di rabbia, sventola un foglietto che il turbinio e gli eventi hanno ormai ridotto a carta straccia. <<Tre mesi, tre mesi m’hanno fatto aspettare>>, urla nell’atrio affollato del poliambulatorio, sottolineando la sua ira funesta con epiteti irripetibili. <<Mi rimandano a casa>>, aggiunge infuriata e paonazza in volto, <<perché non ci sono i macchinari, o quello che sono. Intanto, i miei occhi stanno sempre peggio>>.
La chiamano sanità. Tutto comincia, quando sono ancora le nove, davanti alla porta della stanza in cui vengono effettuate le visite oculistiche. La dottoressa di turno arriva puntuale. Ben presto, si ritrova disarmata di fronte alle richieste dei pazienti. Di persone, in fila, ce ne sono una quindicina, tutte munite di foglietto, ovvero di regolare prenotazione risalente allo scorso novembre. Molte di loro, per le patologie di cui soffrono, avrebbero bisogno di accertamenti accurati. Ma è una chimera, nel giorno in cui si scopre che al poliambulatorio cassanese le visite oculistiche si svolgono ad occhio nudo. Insomma, tutt’al più si può capire, leggendo tra le righe di cartelloni appiccati lontani sui muri come da un ottico, di quante diottrie si sia sprovvisti e se la pupilla soffra di miopia o astigmatismo, ma niente di più. Persino rilevare la pressione oculare diventa un problema serio. Figurarsi il resto. E mentre la folla ondeggia tumultuosa, non resta che prendere atto dell’evidenza delle cose. Di apparecchiature scientifiche per gli esami della vista, neppure l’ombra. Qualcuno sussurra: erano state chieste al Distretto sanitario, per iscritto e ripetutamente, ma non sono mai arrivate. A volte, alla loro mancanza sopperirebbero volontariamente gli stessi oculisti. Quando il miracolo non avviene, è il caos. Ci sono poi i tempi d’attesa, tra la prenotazione e la visita: lunghissimi. Gli specialisti che prestano servizio in città sono due, ed effettuano ciascuno una visita a settimana, sebbene il popolo degli orbi e dei portatori sani di lenti sia alquanto numeroso: sono centinaia, ogni anno, le richieste. Ciononostante, incurante dell’incremento della domanda, l’offerta resta misteriosamente invariata. In qualche caso, a sentire i boatos che echeggiano sinistri negli androni del poliambulatorio, la situazione sarebbe aggravata da oscure disposizioni organizzative: per contratto, durante l’orario di lavoro, gli specialisti dovrebbero effettuare una visita ogni venti minuti, salvo indicazioni diverse e così frequenti da lasciar ingrossare il serpentone dei pazienti in coda, inevitabilmente sospinto verso strutture vicine. Ad esempio, Trebisacce, dove però - e chi vi è incappato ne offre tragica, personale conferma - si verificherebbero altri episodi bizzarri. Come quello delle visite, non solo oculistiche, fissate al sabato: si va speranzosi, si torna a casa scornati. L’ultimo dì della settimana, infatti, l’ufficio ticket resta chiuso, e senza il pagamento del balzello, diviene impossibile sottoporsi ai vagheggiati controlli ed ottenere un referto o la prescrizione della necessaria terapia.
Il racconto d’un giorno in poliambulatorio. Era la cronaca di come le cose sembra che stiano. Sarebbe bello scoprire, dietro le apparenze, un’altra verità. Se esiste, è ora di parlarne.

Gianpaolo Iacobini

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