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Mercoledì 25 Gennaio 2006

Cassano – La raccolta differenziata fa saltare i conti del Municipio.

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 27.01.06  h. 7.00

Di soldi, che non ci sono, e di spazzatura.
Il calendario segna gli inizi di dicembre. La storia finisce in cronaca. La si potrebbe raccontare così: nel 2001 il Comune sottoscrive una convenzione con la società mista “Sibaritide spa”, con sede legale a Rossano. Oggetto dell’intesa: raccolta e smaltimento della differenziata. I contrasti, almeno quelli interpretativi, nascono da subito. Ad esempio: i rifiuti ingombranti rientrano nell’ambito della convenzione? A chi spetta la loro raccolta e smaltimento? Quattro anni dopo, la disputa esegetica è ancora in corso, anche se salomonicamente, nel frattempo, il Comune ha pensato da sé alla raccolta, mentre la “Sibaritide spa” ha provveduto allo smaltimento.
Riflettori sulla differenziata. Il costo del servizio, nei primi dodici mesi d’operatività dell’accordo pari a poco meno di 30 milioni di vecchie lire, sale poi a 350 milioni nel 2002, fino a lievitare agli oltre 200.000 euro del 2004. Ma i conti non tornano: il Comune, infatti, inscrive in bilancio una somma che non è mai sufficiente a saldare le pendenze. Le discrepanze emergono nitide tra le voci del bilancio comunale e le richieste avanzate, in sede di conguaglio, dalla “Sibaritide spa”. In totale, qualcosa come 115.000 euro tra il 2003 ed il 2004.
La grana più grossa, però, scoppia a metà dello scorso novembre. I delegati della società mista rossanese bussano alle porte di Palazzo di città e fanno sapere che l’assemblea dei soci, della quale fanno parte anche tutti i sindaci dei comuni ricompresi nell’ambito territoriale ottimale di riferimento, avrebbe deliberato un adeguamento del budget annuale portandolo, per il 2005, a 350.000 euro. Manca poco che qualcuno tra i funzionari dell’assessorato all’ambiente venga colto da infarto finanziario: in bilancio si prevede uno stanziamento di 179.000 euro. Cifra che, per uno scherzo del destino, corrisponde appena alla differenza tra quanto richiesto e quanto effettivamente previsto.
Mancherebbero insomma all’appello almeno 180.000 euro. Palazzo di città s’era impegnato ad approfondire la vicenda ed a fornire all’opinione pubblica i dovuti chiarimenti. S’attendono ancora notizie.

Gianpaolo Iacobini

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