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Figli di un Dio minore. I loro antenati avranno pure fatto la
storia del Meridione d’Italia e del mondo intero, ma i sibariti
dei tempi presenti non riescono a farsi ascoltare neanche dai
propri rappresentanti parlamentari. Così, quel che già da tempo
era facilmente preventivabile, adesso è anche ufficiale: la
Commissione Affari Costituzionali del Senato ha scartato
l’ipotesi di occuparsi dei disegni di legge concernenti
l’istituzione di nuove province prima dell’annunciato
scioglimento delle Camere. Se ne riparlerà dunque nella prossima
legislatura.
Notizie romane: martedì pomeriggio una delegazione di quelli che
sognano il decentramento amministrativo viene ricevuta in
audizione della Commissione parlamentare. Della comitiva fanno
parte il presidente del Comitato nazionale nuove province,
Giacinto Casciaro; il sindaco di Terranova da Sibari, Eugenio
Veltri; l’assessore municipale coriglianese Anna Maria Brunetti;
il consigliere cassanese Antonio Atene. Vanno a Palazzo Madama a
perorare la giusta causa della Calabria citeriore e dei
territori con le carte in regola per divenir provincia. Strada
facendo, nel corso della discussione, incassano il sostegno del
senatore diessino Marcello Basso, ma la maggioranza fa quadrato
e s’attesta sulla linea del no: i disegni di legge all’esame
della Commissione, spiega il presidente Andrea Pastore, non
possono essere licenziati con voto favorevole. Almeno, non ora,
non subito: mancherebbe infatti il parere della Commissione
Bilancio. L’unica magra, consolazione, peraltro già rifiutata
con sdegno nei giorni scorsi dal Cnnp e dalla Consulta dei
sindaci, è il lodo Falcier, avanzato dall’omonimo senatore
forzista: approvare un ordine del giorno con cui sostenere le
ragioni delle aspiranti province, in maniera tale da vincolare
politicamente il prossimo Parlamento sulla materia. Nel recente
passato, obietta qualcuno, per Fermo, Monza e Barletta le cose
erano andate diversamente, ma i membri della Commissione non
recedono d’un passo.
Così, quando a fine giornata i delegati calabresi convocano una
conferenza stampa per esternare il proprio stato d’animo, dietro
ai tavoli si scorgono soltanto volti delusi. Casciaro, in nome e
per conto del Cnnp, preannuncia la volontà di rimettere in moto
la macchina della mobilitazione popolare. I sindaci, invece,
s’affidano ad un comunicato e dichiarano: <<Considerato che
nonostante gli impegni assunti dalle più alte rappresentanze
parlamentari e di Governo, l’iter legislativo dei ddl istitutivi
delle province risulta ancora in attesa del previsto parere in
sede referente della commissione Affari Costituzionali del
Senato, ci riserviamo di intraprendere ogni più appropriata
iniziativa e azione nel corso della prossima campagna
elettorale, per manifestare il disappunto per l’inadempienza del
Governo, del Parlamento e della Commissione Affari
Costituzionali del Senato, al fine di contestare l’incapacità
politica di dare risposta alle legittime aspirazioni delle
popolazioni interessate>>.
Fine delle comunicazioni e dei sogni. Chi sperava nella
Provincia della Sibaritide e del Pollino con capoluogo Sibari è
pregato di ritentare. Magari, la prossima sarà davvero la volta
buona. |