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Un piccolo passo avanti. Utile a non far morire la speranza che
un giorno la Sibaritide possa mettere le ali e volare. La
notizia non trova ancora conferme ufficiali, ma il silenzio
istituzionale, stavolta, sembra più che altro legato a questioni
di riservatezza e scaramanzia: sono state depositate negli
uffici della Regione Calabria, assessorato ai lavori pubblici,
le integrazioni al progetto per la realizzazione dell’aeroporto
di Sibari.
Ritornano dunque in cronaca le alterne vicende e fortune dello
scalo aeroportuale sibarita. Nei mesi passati, l’intesa
istituzionale raggiunta tra Comune di Cassano, Provincia di
Cosenza, Regione Calabria e Ministero delle infrastrutture
pareva poter spazzare d’un colpo i ritardi accumulati in un
decennio d’attese. La tabella di marcia fissata a metà del
novembre scorso prevedeva che entro la fine del mese sarebbero
state tradotte in integrazioni all’originario progetto, ed al
correlato studio di fattibilità, le prescrizioni dettate da Enac
ed Enav. Subito dopo, agli inizi di dicembre, si sarebbe dovuto
dar luogo al definitivo confronto chiarificatore con i due enti
ed infine, prima dello spirare dell’anno, avrebbe dovuto prender
il via la concertazione politica, per reperire le risorse
finanziarie indispensabili alla concretizzazione dell’opera.
Impegni chiari, ma non rispettati fino in fondo. <<S’è trattato
– spiega adesso una fonte qualificata ed attendibile – di un
ritardo fisiologico. Ad ogni modo, le integrazioni progettuali,
che riguardano comunque aspetti marginali, sono state consegnate
all’assessorato regionale ai lavori pubblici>>. Ed ora? Secondo
i primitivi accordi, l’intero malloppo della progettazione
dovrebbe essere imbustato e spedito a Roma, ad Enac ed Enav ma
pure, almeno per conoscenza, al Ministero delle infrastrutture,
da dove il viceministro Mario Tassone, di concerto con
l’assessore regionale calabrese ai lavori pubblici, Luigi
Incarnato, dovrebbe diramare la convocazione del tavolo
politico. Incaricato di reperire finanziamenti utili alla
realizzazione dell’opera. In moneta contante, almeno 30 milioni
di euro. <<Il problema – aggiunge pensierosa la fonte amica – è
che quei soldi proprio non ci sono. S’è preferito puntare tutto
sulla gestione, ma neppure la società di gestione è riuscita a
favorire l’individuazione di soggetti imprenditoriali
interessati all’affare>>. Eppure, da qualche parte bisognerà
iniziare. <<Per aprire i cantieri – è la precisazione – servono
10 milioni di euro>>. Subito, e pronta cassa. Per saldare i
costi della progettazione, pagare gli espropri <<e spianare la
pista d’atterraggio>>. Perché, in ogni caso, presto o tardi,
<<l’aeroporto si farà. È vero, a Marconia, nei pressi di
Pisticci, sorgerà un altro scalo, ma sarà tutt’altra cosa
rispetto a quello sibarita. Dunque, non ci saranno interferenze.
Così come non ve ne saranno in relazione al traffico passeggeri
ed alle merci che oggi hanno come punto di riferimento gli
aeroporti di Crotone e Lamezia Terme>>.
Sarà, ma in riva allo Ionio San Tommaso ha una folta colonia di
devoti: per loro, l’aeroporto non esisterà fin quando non
vedranno gli aerei planare tra gli agrumeti. Dagli torto! |