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Resta l’amaro in bocca. Un’altra legislatura è passata invano.
Dell’istituzione della provincia italoalbanese della Sibaritide
e del Pollino, con Sibari capoluogo, se ne parlerà nella
prossima legislatura. La “Provincia”, quindi, sarà nuovamente,
nell’imminente campagna elettorale per le politiche, un cavallo
di battaglia di tutti gli oratori che si alterneranno nei Comuni
di questo lembo di territorio, anche se tutti i primi cittadini
che avevano aderito all’istituenda provincia con Sibari
capoluogo, cosi come i sindaci degli altri sei territori
italiani candidati a province, con una lettera inviata al
presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e al
sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, si
sono riservati “di manifestare, nel corso della prossima
campagna elettorale, il proprio disappunto per l'inadempienza
dimostrata dalla Politica”. L’istituzione delle province di
Aversa, Avezzano, Bassano del Grappa, Melfi, Sibari, Venezia
Orientale e di Sulmona, sarà materia di confronto, di
discussione, ma soprattutto di scelte del prossimo nuovo
Parlamento. Il rinvio della questione, nell'area da tempo, è
diventato certezza durante l'audizione che il Coordinamento
nazionale nuove province (Cnnp) e i rappresentanti istituzionali
dei singoli territori hanno avuto mercoledì pomeriggio dinanzi
alla Commissione Affari costituzionali del Senato della
Repubblica. Per la provincia italoalbanese della Sibaritide e
del Pollino, con Sibari capoluogo, hanno presenziato, oltre al
leader dei Comitati popolari Giacinto Casciaro, il sindaco di
Terranova da Sibari, Eugenio Veltri, l'assessore comunale di
Corigliano, Anna Maria Brunetti, e il consigliere comunale di
Cassano Antonio Atene. “Durante l'audizione – si legge in un
comunicato - il professore Casciaro, che e' anche presidente
nazionale del Cnnp, ha perorato le ragioni delle “sette
sorelle”, cercando di ottenere il visto della Commissione ai
rispettivi disegni di legge. Il presidente della Commissione
Affari costituzionali di Palazzo Madama, Andrea Pastore, ha
sottolineato che il passo è impossibile poiché manca l'analisi e
il parere della commissione Bilancio del Senato”. La Commissione
Affari costituzionali, alla fine, ha solo approvato un ordine
del giorno in cui si sostengono con forza le ragioni delle sette
città a diventare province. “Le delegazioni delle aspiranti
province – si legge, altresì, nel comunicato - hanno poi
convocato una conferenza nella sala stampa di Montecitorio, nel
corso della quale hanno reso pubbliche due lettere indirizzate
al presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, e
al sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta.
Una missiva e' firmata dal Cnnp, mentre l'altra dai sindaci dei
Comuni coinvolti dall'iter pro-Provincia”. I sindaci - a quanto
si sostiene nella nota - si sono riservati “di intraprendere
ogni più appropriata iniziativa e azione nel corso della
prossima campagna elettorale per le elezioni politiche nazionali
per manifestare il proprio disappunto per l'inadempienza del
Governo, del Parlamento e della Commissione Affari
costituzionali del Senato in merito al tema della istituzione
delle nuove Province, al fine di contestare in tal modo
l'incapacità politica di dare risposte concrete alle legittime
aspirazioni delle popolazioni interessate”. Il Cnnp, invece, ha
annunciato che valuterà la situazione assieme alle popolazioni e
con loro deciderà il da farsi.
Antonio Iannicelli
Pubblicato il 27 gennaio 2005 su “il Quotidiano”
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