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Il
suo nome è balzato sulle testate giornalistiche scientifiche
italiane e straniere. Un giovane professore universitario
oriundo di Lauropoli che sta mettendo a punto, insieme a una
ristretta équipe, un micro-laboratorio di ingegneria molto
innovativo, utile soprattutto per leggere il dna. Si tratta di
Roberto Guerrieri, (figlio del chirurgo Emilio, aiuto al pronto
soccorso dell'ospedale Maggiore di Bologna fino qualche anno
fa), originario di Lauropoli, professore di Ingegneria
elettronica all'università di Bologna, con una brillante
carriera di ricercatore alle spalle in Italia e all'estero. In
California ha condotto ricerche all'università di Berkeley e al
Mit. Coordina il progetto di microingegneria Silicon biosystems,
insieme al prof. Marco Tartagni e ai due giovani ricercatori:
Nicolò Manaresi e Gianni Medoro. In cosa consiste la novità del
progetto?
Si tratta di impiantare in un chip le apparecchiature necessarie
per automatizzare indagini cellulari, eseguire l'esame del
liquido amniotico col prelievo di poche cellule.
Così si possono conoscere e prevenire malattie genetiche con
pochi rischi per i pazienti e con metodo più semplice e meno
invasivo nel reperire informazioni genetiche. È già pronto un
prototipo dalle dimensioni di un francobollo che consente
analisi ed esami molto sofisticate col prelievo di poche
cellule. |