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C’era una volta la guardia medica turistica. In funzione tra
luglio ed agosto, era solitamente presa d’assalto dagli anziani,
alle prese con la quotidiana misurazione della pressione
sanguigna, e dalle mamme inquietate dalle macchioline rosse
comparse d’improvviso sulla pelle dei propri figli. Quasi un
libro pieno di racconti di vita, piccoli e grandi. Adesso, quel
libro è stato chiuso e confinato nei polverosi archivi della
memoria. Perché, a partire da quest’anno, la sanità in riva al
mare diventa un bene di lusso. Da pagare quanto e più del
dovuto.
Genesi della notizia: tutto comincia con una circolare adottata
dall’assessorato regionale alla sanità. Il provvedimento
ridisegna il servizio delle guardie mediche estive, sostituite
dal servizio di continuità assistenziale turistica: niente più
prestazioni gratuite, né dottori messi a disposizione
dall’azienda sanitaria territorialmente competente. Tutto passa
nelle mani dei medici di base attivi nell’area di riferimento e
aderenti alla proposta, suggerita dalle Asl di appartenenza,
completa di prezzario: 15 euro per le visite ambulatoriali, 25
per quelle a domicilio. Come se lo Ionio cosentino fosse
Montecarlo o Palm Beach. Esempio: chi, tra i turisti sibariti o
d’altro luogo della costa non servito da strutture ospedaliere o
similari, avrà bisogno di una visita medica, non potrà più
contare sulla guardia medica turistica, ma dovrà rivolgersi ad
uno dei medici di base operativo in uno dei comuni vicini e
aderente all’intesa con l’Asl. Quindi, al termine della visita,
dovrà pagare 15 euro, se avrà avuto la bontà di raggiungere il
dottore nel suo ambulatorio. Altrimenti, in caso di visita a
domicilio, dovrà versare 25 euro sonanti.
Era solo la storia di quando la ragion di cassa prevalse sul
diritto alla salute. Si porta via i racconti di vita, piccoli e
grandi, e lascia l’amara realtà d’un mondo in cui tutto è
regolato dal denaro.
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