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Ogni tre mesi, un controllo. Ogni volta, lo stesso risultato:
acque <<incolori, inodori, limpide>>.
Sono efficienti e perfettamente funzionanti i depuratori
municipali. Lo attestano i risultati delle analisi effettuate
nel corso della prima parte del 2006, consolidando così un dato
già acquisito negli anni passati e certificato anche
dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. Come
stanno le cose? Si comincia da un numero, il 6, ovvero gli
impianti di depurazione attivi in città: Algheria, Spadelle,
Bruscate grande, Laghi di Sibari, Lauropoli, Doria. Tutti
gestiti con poche risorse, grandi sacrifici e sicura capacità e
competenza tecnica da un manipolo di uomini in forza al
Municipio e guidati da Franco Sarubbo, geometra e responsabile
del servizio comunale lavori manutentivi, che per questa sua
maestria nella gestione dei depuratori s’è guadagnato il titolo
di “mago delle acque”. Ebbene: le particelle sospese, la cui
soglia limite è fissata per legge in 80 milligrammi a litro, non
superano mai quota 5,5. Ottimo risultato anche con riferimento
alla quantità di ossigeno necessario per ripulire le acque
fognarie: il tetto massimo è di 40 milligrammi per litro. I
depuratori cassanesi non vanno oltre la soglia dei 10. E la
musica non cambia dal punto di vista chimico e batteriologico: a
tal riguardo, gli accertamenti annuali predisposti ed eseguiti
dall’Arpacal, i cui esiti saranno ufficialmente resi noti nei
prossimi giorni, non mutano il quadro: il depuratore di Bruscate
grande, per esempio, rilascia acque contenenti meno di 10 unità
di escherichiacoli. Batteri per le quali la normativa vigente
stabilisce il limite invalicabile di 5.000 unità.
Insomma, risultati eccellenti. Confermati, sul piano prettamente
amministrativo, dal rilascio al Comune di Cassano, da parte
della provincia di Cosenza, soggetto competente in materia di
depurazione delle acque, di una licenza d’esercizio definitiva,
e non provvisoria, come nella generalità dei casi, per l’uso ed
il funzionamento dei depuratori presenti sul territorio
cassanese. E l’altra faccia della medaglia è ugualmente
splendente: lo Ionio sibarita è pulito. Lo attestano, anche in
questo caso, le analisi eseguite dall’Arpacal, che regalano la
certezza di acque trasparenti e balneabili lungo i sette
chilometri e mezzo di costa ricadenti nei confini del Comune di
Cassano, eccezion fatta per poche centinaia di metri vietate ai
tuffi per questioni di sicurezza o per i circoscritti motivi di
inquinamento. Ancora numeri: soltanto un chilometro scarso di
litorale sarà sottratto alle evoluzioni dei bagnanti. Il caso
sicuramente più grave è quello che riguarda l’area circostante
la foce del fiume Crati, interdetta alla balneazione per
ottocento metri, di cui quattrocento ricadenti nel territorio di
Sibari ed il resto, invece, in quello di Corigliano. Quel che
resta: 125 metri a destra ed altrettanti a sinistra, ma per
motivi di sicurezza della navigazione, all’altezza della foce
del canale Stombi. Ancora: altri duecento metri, cento a destra
e cento a sinistra, ai bordi del canale Vena morta.
Nient’altro. Il mare di Sibari: bello e pulito. Merito della
natura, e di piccoli grandi eroi senza volto.
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