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Non
è solo questione di sport, per un paese che nella corsa dietro
al pallone ha ritrovato identità ed orgoglio. Ecco perché
finisce in cronaca la notizia delle dimissioni di don Francesco
Faillace, viceparroco della chiesa di San Giuseppe, dalla
presidenza del Real Lattughelle, formazione calcistica che
milita nel torneo di Prima categoria.
Lui, il diretto interessato, dribbla le domande dei cronisti con
l’antico doppio passo che un tempo lo caratterizzava sui
rettangoli gioco. Ma chi sa racconta: tutto sarebbe avvenuto
lunedì scorso, durante un’infuocata riunione societaria. Una
volta condivisa la decisione di esonerare l’allenatore Pino
Bongiorno, cui sarebbe costata la panchina l’insanabile frattura
con lo spogliatoio, e scelto d’affidare temporaneamente la
direzione tecnica della squadra al capitano Nicola Leone, il don
avrebbe annunciato il suo passo indietro. Motivato, s’apprende,
dal venir meno dello spirito originario che ha fin qui
contraddistinto le vicende del Real, formazione passata nel giro
di due anni, proprio sotto la presidenza Faillace, dagli inferni
della Terza categoria al paradiso della Prima. Le dimissioni,
pure respinte, sarebbero state poi ribadite dal presidentissimo
e tenute al riparo delle attenzioni dell’opinione pubblica per
non turbare oltremisura l’ambiente sportivo sibarita e nella
recondita speranza d’un ripensamento del sacerdote sibarita.
Alla fine, però, la notizia è trapelata, ed è stata in qualche
modo indirettamente confermata, ieri pomeriggio, dall’assenza di
don Faillace sugli spalti del neutro di Amendolara, dove il Real
ha incontrato il Tarsia.
Come finirà la storia? Chi lo conosce bene assicura che don
Faillace non avrebbe, in realtà, alcuna intenzione di gettare la
spugna. Ma il suo ritorno alla presidenza, si aggiunge, sarebbe
legata ad una condizione imprescindibile. Quale? Ritrovare unità
e compattezza attorno al perduto spirito originario. |