|
“Ciao
Francesco! E’ morto un compagno di scuola, l’amico di mille
avventure, di mille escursioni.
Francesco continua a vivere in noi. Ci sarà accanto nelle gelide
acque del Raganello, dove voglio continuare a immaginarlo. Con
questa immagine voglio ricordarlo”: è stato l’ultimo saluto del
suo amico fraterno, letto, con la voce strozzata dal pianto e
con gli occhi bagnati, dinanzi alla bara di Francesco, coperta
di orchidee bianche, nella chiesa gremita, fino
all’inverosimile, di Santa Maria Assunta. Poche parole. Sono
bastate per descrivere l’esatta natura di Francesco alle tante
centinaia di persone accorse a Civita per dare l’estremo saluto
al giovane ventiseienne morto nella tarda mattinata di sabato a
seguito di un inverosimile incidente domestico. Un pezzo di
vetro, staccatosi dalla porta a vetro, dove, per cause
accidentali, ha urtato, gli ha trafitto il cuore, non
lasciandogli scampo. Una natura amica quella di Francesco: “Non
abbiamo parole. E’ morto un amico. Un confidente. Un ragazzo
sempre disponibile, che non ha mai lesinato aiuti e insegnamenti
nella sua pur breve esistenza. Ci mancherà”: le tremule parole
di una delle tante sue amiche di Civita, dove, puntualmente,
ogni fine settimana, Francesco tornava dall’Università della
Calabria, dove era prossimo a laurearsi presso la facoltà di
Ingegneria. Un luogo, Civita, a favore del quale Francesco amava
dedicarsi, in tutti i modi. Soprattutto con i suoi “premiati”
scatti che immortalano la bellezza selvaggia delle gole del
Raganello, meta di tante escursioni. Ieri, Civita lo ha
salutato. Lo ha ringraziato dei suoi sorrisi e del suo impegno.
L’intera comunità albanofona, e non solo, dell’area del Pollino
si è stretta attorno al dolore della sua famiglia, mentre nella
maestosità della Casa del Signore, in rigoroso rito
greco-ortodosso, don Antonio Trupo, papàs di Civita officiava,
insieme ai tre papàs della vicina Frascineto e a quello di
Cantinelle, il rito funebre. “Ora, nella Grazia di Dio, troverai
risposte immediate alle tante domande che, quotidianamente, mi
ponevi, con la tua sete inesauribile di sapere e di conoscenza”.
Parole di papàs Trupo. Civita si è fermata. Piange. Incredula,
si chiede perché. Il triste destino ha voluto così. Francesco,
ventisei anni, è stato chiamato nella casa del Signore. Ciao
Francesco.
|