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“Vengono
non per fondare colonie, ma per scavare le colonie fondate dai
loro antenati”: è il motto che si è inventato il professore
Emanuele Greco, direttore della Scuola Italiana di Archeologia
ad Atene, impegnato con i suoi allievi dal 2005 in una campagna
di scavo sul sito “Casa Bianca” di Sibari. Stanno riportando
alla luce la città romana di Copiae, che altro non è che la
trasformazione avvenuta nel corso dei secoli di Thuri, la città
greca che era sorta, circa 70 anni dopo, sulle rovine della
distrutta Sybaris. Sabato scorso, su questi luoghi, si è
intrattenuta, in visita, una delegazione di archeologi greci,
sovrintendenti della regione dell’Acaia, proveniente da Paestum,
dove, quest’anno, la Grecia è stata ospite d’onore della IX
edizione della Borsa Internazionale del Turismo archeologico. Ai
contemporanei achei sono stati presentati i primi risultati
della campagna di scavo che si stanno conducendo sul sito “Casa
Bianca”. Una campagna rivolta essenzialmente alla comprensione
dell’impianto urbanistico della città greca di Thuri. “Stiamo
lavorando alla ricerca dell’impianto urbanistico della città di
Thuri, che è la città che succede a Sybaris 70 anni dopo la sua
distruzione, il cui Piano Regolatore fu redatto da Ippodamo di
Mileto”, ci ha detto Silvana Luppino, direttore del Museo
Nazionale Archeologico della Sibaritide e direttore del Parco
Archeologico di Sibari. La dottoressa Luppino ha tenuto a
evidenziare l’importanza di questa ricerca. “E’ importante – ha
sostenuto - anche dal punto di vista monumentale, per quel che
riguarda, appunto, l’organizzazione urbanistica della città. Qui
si conserva l’impianto viario progettato da Ippodamo e anche i
lotti delle case entro cui era compresa, appunto, questa maglia
stradale all’interno della città”. Anche per il direttore della
Scuola archeologica italiana di Atene, Emanuele Greco, questa
campagna di scavo riveste una importanza fondamentale.
“L’impianto di Thuri è uno dei più importanti impianti
urbanistici del mondo, perché è quello che è stato fatto da
Ippodamo di Mileto e che è l’unico che si può studiare”. Poi ci
ha spiegato il perché. “Sibari è in aperta campagna. Se
volessimo studiare Pireo o Rodi, che sono le altre due città
dove Ippodamo da Mileto ha redatto i relativi impianti
urbanistici, dovremmo radere al suolo le città moderne, cosa
alquanto improbabile. Thuri, perciò, si candida a essere un sito
pilota”. L’unico problema, come sempre, resta l’esiguità dei
finanziamenti. I soldi non bastano mai. “Anche perché – ha
spiegato il professore Emanuele Greco - Sibari è grande. Sono
600 ettari di area archeologica. Bisogna selezionare obiettivi e
programmi. In questo momento, come Scuola di Atene, ci stiamo
occupando, grazie a un finanziamento <Arcus>, di “Casa Bianca”,
il settore più orientale della città, quello che affaccia sul
mare. Qui abbiamo trovato un grande santuario romano dell’epoca
di Copiae e le tracce di edifici di Thuri, che sono sotto e che
attendono di essere esplorati. Sarà una delle scoperte
archeologiche più importanti che si faranno nei prossimi tempi”.
Un buon augurio questo del professore Emanuele Greco che, in
cuor suo, spera che anche Roma possa avere, nel più breve tempo
possibile, una scuola greca di archeologia. |