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Il paesaggio è suggestivo. Non c’è che dire. L’odore del mare, i
gabbiani, peccato che la lingua di sabbia, dove si fonde il
Crati col mare non sia proprio un bel vedere. Ci si imbatte nei
cartelli dell’area posta sotto sequestro. Qualche pesciolino
morto a riva. Non ci si aspetterebbe altro. Ma nel dribblare un
cartello di sequestro e l’altro ci si trova davanti un
pescatore. Che nonostante i cartelli, nonostante qualche pesce
morto a riva, estrae la sua canna da pesca e bardato di tutto
punto, lancia l’amo in acqua. Proprio lì dove il Crati si fonde
col mare e dove ci sono visibili cartelli di divieto. Ma la
carica microbica è tale da non stare tranquilli. E dalle analisi
fatte invece di trovare una presenza consentita di 5mila
batteri, è stata trovata una carica microbica di 95mila unità.
E’ troppo anche per il pescatore che ha sfoderato la canna per
pescare la sua cena. Troppi streptococchi fecali anche per quei
pesci finiti nelle nasse, che arriveranno ai mercati. Ora
bisognerà rintracciare la fonte d’inquinamento che si trova a
monte. Ma anche chi doveva multare il pescatore.
Il sequestro probatorio da parte dell’autorità giudiziaria
riguarda 25 chilometri, ma il fiume ha un corso di ben 80
chilometri e trovare le cause dell’inquinamento non sarà facile
per le due procure di Castrovillari e Rossano. La magistratura
ha evidenziato come nel Crati esista una situazione ambientale
molto degradata. Non è difficile trovare lungo il letto del
fiume, discariche abusive, materiale inerte. Ora bisognerà
trovare i responsabili dello scarico di reflui di natura civile
ed industriale non depurati, nel mare. |