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Nessun
inchiesta formale. Semplicemente, accertamenti. In serie, e
mirati. Lo scopo? Capire che tipo di rifiuti siano arrivati
dalle terre campane nella discarica lauropolitana di contrada
Silva e, soprattutto, verificare l’esatta rispondenza tra
l’immondizia partita dalla Campania alla volta di Cassano e
quella poi effettivamente giunta e smaltita nella terza buca
cassanese.
La notizia trapela da fonti investigative. Si racconta: la
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari
avrebbe avviato un’attività di monitoraggio sul caso dei rifiuti
campani, finiti in città agli inizi di ottobre prima che la
protesta popolare ed istituzionale bloccasse la processione di
tir diretta verso le colline di Lauropoli e la loro discarica
controllata. La storia comincia di settembre: il 27 del mese
viene rilasciato il certificato di collaudo della terza buca
realizzata all’interno della discarica municipale controllata di
contrada Silva. Due giorni dopo, il Comune chiede d’essere
<<autorizzato all’esercizio della terza fossa>>. Perché
l’istanza possa essere accolta, però, manca ancora un passaggio:
la presentazione di una fideiussione. Ma il diavolo ci mette la
coda, e ciò che era indispensabile diviene superfluo: il 30 di
settembre, infatti, il Dipartimento della Protezione Civile
bussa alle porte dell’Ufficio del commissario e dispone che
<<sia assicurato il conferimento quotidiano, presso discariche
site nel territorio regionale calabrese e per un periodo massimo
di 10 giorni, di 500 tonnellate di frazioni organiche
stabilizzate o materiale analogo, accompagnati da
classificazione e certificato di analisi eseguito presso
laboratori accreditati, prodotto dagli impianti di produzione
Cdr della Campania>>. Lamezia Terme, che la spazzatura campana
ha accolto per qualche settimana, fiuta il pericolo di nuovi
arrivi e si affretta a chiudere le porte. Gli uomini del
commissariato si guardano attorno. Registrano l’indisponibilità
di altri siti, ma poi si ricordano di Cassano. E di quella terza
buca non ancora formalmente entrata in funzione. Manca la
fideiussione? Pazienza. Si può procedere ugualmente. Così,
<<ritenuta l’urgenza e l’eccezionalità del caso>>, acquisiti in
gran fretta i necessari pareri, il 2 d’ottobre, il commissario
per l’emergenza ambientale, Carlo Alfiero, <<autorizza in
deroga, nelle more della presentazione delle polizze
fideiussorie, l’esercizio provvisorio per un massimo di dieci
giorni>>. La rivolta è pressocchè immediata. Il sindaco Gallo
impedisce ai camion d’entrare in paese. Il consiglio comunale si
solleva. Gli agricoltori della zona minacciano occupazioni e
scioperi. Quattro giorni e mille tonnellate di rifiuti dopo,
prima d’essere chiamato, guarda caso, ad occuparsi
dell’emergenza rifiuti in Campania, il prefetto Alfiero revoca
la precedente ordinanza e chiude il caso. Che resta però aperto,
a quanto pare, per il sostituto procuratore Baldo Pisani ed il
suo pool, inviato a compiere accertamenti per dare risposta a
due interrogativi diffusi: che spazzatura è stata smaltita a
Silva? Era la stessa descritta nella documentazione di viaggio?
Le risposte verranno dall’esito delle analisi e verifiche già
disposte. |