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Mercoledì 25 Ottobre 2006

Cassano – Rifiuti campani: indaga la Procura. Investigatori al lavoro per individuare l’esatta natura e composizione della spazzatura finita nella discarica di contrada Silva.

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 26.10.06  h. 12.30

Nessun inchiesta formale. Semplicemente, accertamenti. In serie, e mirati. Lo scopo? Capire che tipo di rifiuti siano arrivati dalle terre campane nella discarica lauropolitana di contrada Silva e, soprattutto, verificare l’esatta rispondenza tra l’immondizia partita dalla Campania alla volta di Cassano e quella poi effettivamente giunta e smaltita nella terza buca cassanese.
La notizia trapela da fonti investigative. Si racconta: la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari avrebbe avviato un’attività di monitoraggio sul caso dei rifiuti campani, finiti in città agli inizi di ottobre prima che la protesta popolare ed istituzionale bloccasse la processione di tir diretta verso le colline di Lauropoli e la loro discarica controllata. La storia comincia di settembre: il 27 del mese viene rilasciato il certificato di collaudo della terza buca realizzata all’interno della discarica municipale controllata di contrada Silva. Due giorni dopo, il Comune chiede d’essere <<autorizzato all’esercizio della terza fossa>>. Perché l’istanza possa essere accolta, però, manca ancora un passaggio: la presentazione di una fideiussione. Ma il diavolo ci mette la coda, e ciò che era indispensabile diviene superfluo: il 30 di settembre, infatti, il Dipartimento della Protezione Civile bussa alle porte dell’Ufficio del commissario e dispone che <<sia assicurato il conferimento quotidiano, presso discariche site nel territorio regionale calabrese e per un periodo massimo di 10 giorni, di 500 tonnellate di frazioni organiche stabilizzate o materiale analogo, accompagnati da classificazione e certificato di analisi eseguito presso laboratori accreditati, prodotto dagli impianti di produzione Cdr della Campania>>. Lamezia Terme, che la spazzatura campana ha accolto per qualche settimana, fiuta il pericolo di nuovi arrivi e si affretta a chiudere le porte. Gli uomini del commissariato si guardano attorno. Registrano l’indisponibilità di altri siti, ma poi si ricordano di Cassano. E di quella terza buca non ancora formalmente entrata in funzione. Manca la fideiussione? Pazienza. Si può procedere ugualmente. Così, <<ritenuta l’urgenza e l’eccezionalità del caso>>, acquisiti in gran fretta i necessari pareri, il 2 d’ottobre, il commissario per l’emergenza ambientale, Carlo Alfiero, <<autorizza in deroga, nelle more della presentazione delle polizze fideiussorie, l’esercizio provvisorio per un massimo di dieci giorni>>. La rivolta è pressocchè immediata. Il sindaco Gallo impedisce ai camion d’entrare in paese. Il consiglio comunale si solleva. Gli agricoltori della zona minacciano occupazioni e scioperi. Quattro giorni e mille tonnellate di rifiuti dopo, prima d’essere chiamato, guarda caso, ad occuparsi dell’emergenza rifiuti in Campania, il prefetto Alfiero revoca la precedente ordinanza e chiude il caso. Che resta però aperto, a quanto pare, per il sostituto procuratore Baldo Pisani ed il suo pool, inviato a compiere accertamenti per dare risposta a due interrogativi diffusi: che spazzatura è stata smaltita a Silva? Era la stessa descritta nella documentazione di viaggio?
Le risposte verranno dall’esito delle analisi e verifiche già disposte.

Gianpaolo Iacobini

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