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Individuare
competenze e responsabilità. Chiarire compiti e funzioni.
Districare nodi e vicende antiche quanto aggrovigliate. Per
riuscire nell’impresa, ha reperito, letto e approfondito il
contenuto di decine di atti di proprietà. Ha ripercorso tortuosi
passaggi storici ed infine, ha dato alle stampe un volume. È la
relazione giuridica che l’avvocato barese Diego D’Onghia, su
incarico dell’associazione “Laghi di Sibari”, ha consegnato in
questi giorni, nella versione definitiva ed ufficiale,ai suoi
committenti. Un lavoro imponente, voluto dal presidente
dell’associazione sibarita, Nunzio Masotina, e portato a termine
da D’Onghia in tempi brevi e, è la doverosa precisazione, <<a
titolo gratuito>>.
Occhio alla relazione. Si discute della proprietà di darsene e
banchine del porto turistico. Si premette: <<E’ indubbio che le
darsene e i terreni di fondale sui quali le stesse insistono
siano di proprietà della “Casa Bianca Group srl” (società
proprietaria dei Cantieri nautici, ndr)>>. Parimenti,
indubitabile sarebbe la servitù di passaggio costituita sulle
darsene. Controversa è invece la questione attinente la
proprietà delle banchine: <<La “Casa Bianca spa” acquistò l’area
sulla quale fu eretto il complesso nautico, e quindi anche
quella sulla quale furono realizzate le banchine. È innegabile
che ai proprietari delle unità realizzate in alcuni dei
complessi derivati (quali Bricola, La Mimosa, Oleandro, Rosa dei
Venti, Esplanada, Camarinas e Cala del Mar) fu concessa
l’utilizzazione permanente della banchina e della zona asservita
per la servitù permanente di sosta, ormeggio e stazionamento>>.
Sottolinea D’Onghia: <<E’ dubbio, ma si propende per la risposta
affermativa, se ad alcuni complessi (Le Conchiglie, Terramare
orchidea, Terramare quadrifoglio, Terramare del sol, Terramare
di levante) sia stata attribuita la proprietà delle banchine>>.
E per gli altri complessi? Restano le perplessità, che sorgono
<<dalla lettura del piano di lottizzazione, in cui si legge che,
in alcuni di essi, “ad ogni unità abitativa corrisponde una
porzione di fronte acqueo privato” e la garanzia di “un affaccio
sul canale”; che, in altri, era garantito “un affaccio sullo
specchio d’acqua”, precisandosi che “il fronte acqueo è
destinato a banchina ad uso comune”; che, in altri ancora, le
unità abitative non avrebbero avuto “necessariamente un affaccio
sullo specchio d’acqua” e che “il fronte acqueo è destinato a
verde attrezzato ad uso comune”; che in altre, infine, le unità
abitative non avrebbero avuto “necessariamente un affaccio sullo
specchio d’acqua”>>. Ad ogni modo, sottolinea D’Onghia, <<non
v’è certezza che all’originario proprietario si sia sostituita
la “Casa Bianca Group srl”: la descrizione dei cespiti da questa
acquistati non contempla il trasferimento della proprietà delle
banchine. Un riscontro tecnico potrà fugare le incertezze>>.
Chiosa finale: <<Chiunque sia il proprietario delle banchine, ai
proprietari delle singole unità che compongono i singoli
complessi spettano le spese di manutenzione delle opere
insistenti sulla superficie su cui si esercitano le servitù di
sosta, ormeggio e stazionamento, ivi comprese le banchine ed il
rivestimento di sponda>>.
Non è un libro, né verità. È una relazione giuridica. Le tesi in
essa esposte sono state fatte proprie dall’associazione “Laghi
di Sibari”.
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