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Lì dove osano i dragoni. Questa è la storia di un manipolo di
eroi del cielo, che volano, ed insegnano a volare, nella terra
che da anni attende l’aeroporto che non c’è. Loro, invece, ci
sono. Da caparbi sibariti, nel 2000 hanno spianato una pista in
mezzo a campi incolti. Quindi, hanno iniziato a far scaldare i
motori dei loro piccoli ultraleggeri, poi divenuti elemento
fisso degli orizzonti ionici. Infine, hanno compiuto il grande
passo. Così, prima è nato il “Dragons fly club”, poi la scuola
ad esso associata. E adesso, dalla nidiata dei dragoni saltano
fuori i piloti che a Sibari hanno imparato a volare e conseguito
il loro brevetto, nella scuola intanto diventata l’unico centro
autorizzato, in Calabria, al rilascio di licenze per il volo
sportivo e da diporto.
I dragoni. Hanno un capo. È Salvatore Cosenza, presidente del
club con base in contrada Spadelle. Al suo fianco, Luigi Caruso,
numero due del club, e l’amministratore Roberto Mauro. <<Abbiamo
fatto tutto da soli>>, commenta orgoglioso Caruso. <<Avremmo
gradito l’aiuto delle istituzioni, ma nessuno s’è mai fatto
vivo. Quando si parla di sport, se non c’è di mezzo un pallone,
non si muove niente>>. I tre moschettieri dell’aria fidano sulle
riconosciute capacità d’un istruttore sceso in riva allo Ionio
dalle cime del Pollino. Si chiama Maurizio Primavera ed è un
habituè della cloche, con 2.500 ore di volo sulle spalle. Uno
che agli allievi dice: <<Volo da 13 anni, ed ho sempre offerto
il rimborso del biglietto o del corso a chi, volando con me, non
avesse imparato ad amare il volo. Finora, non mi è mai capitato
di perdere la sfida>>. È lui che, con l’aiuto del resto della
compagnia, organizza i corsi, tiene le lezioni teoriche e poi
svezza i cuccioli tra le nuvole. Sei di loro, i primi sei,
conquistano un posto negli annali, perché sono i primi a
scrivere, col loro nome, la pagina nuova dell’aviazione
calabrese: ottenuti i pareri di mezzo mondo ed il via libera
dell’AeroClub d’Italia, il “Dragons fly club” è stato infatti
autorizzato, unico in Calabria, a sfornare novelli piloti
abilitati al volo da diporto o sportivo (Vds), su aerei di peso
massimo di 450 chilogrammi. Traguardo da tagliare dopo corsi
intensivi della durata di 4 mesi, con 40 ore dedicate alla
teoria e venti missioni pratiche, a prezzi neppure tanto
esagerati e comunque non superiori alla media nazionale dei
2.500 euro. Nel grande giorno, a testare le qualità d’ogni
barone rosso arriva dalla Campania l’inflessibile Pietro
Napolitano, ingegnere meccanico col vizio della navigazione
aerea. Gli esaminandi lo seguono a bordo, concentrati e tesi.
Tutti, a turno, salgono sul motocarro volante, il “Tucano” dalle
grandi ali e dalla cabina-gozzo. Uno solo, il più deciso, va a
sostenere la prova sul bolide Tecnam P92, adatto al trasporto
anche d’un passeggero. Decollano sulla pista in erba da
cinquecento metri, parallela alla ferrovia, e spariscono dalla
vista. Pochi minuti dopo, ricompaiono, planano, atterrano.
Sorridono, ma attendono con ansia il verdetto: promossi.
Napolitano l’inflessibile si scioglie in un sorriso e stringe
mani, regalando una pacca sulla spalla alla bionda Dagmar
Lederbauer: austriaca trapiantata a Marina, è la seconda donna
calabrese ad entrare in possesso del brevetto Vds.
Storie dai cieli di Sibari, lì dove osano i dragoni.
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