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Lunedì 18 Settembre 2006

Cassano -  il professore Ciccio D’Elia scrive al sindaco - Opere da Salvaguardare - Le proposte per la stele e la croce di san Marco

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 24.09.06  h. 18.30

Lettera aperta del professor Cicco D’Elia al primo cittadino cassanese sull’opportunità e sulla doverosità di impegnarsi a “non trascurare che vengano preservati taluni segni della memoria collettiva”. Il professor D’Elia, già sindaco di Cassano, pur consapevole delle grandi e significative difficoltà esistenti nella città che impegnano all’inverosimile i suoi amministratori, con la sua proverbiale elegantia dicendi, ha segnalato la necessità di risistemare sia la stele recante un’annotazione di Lenormant sulla Piana di Sibari, che era allocata al quadrivio degli Stombi, e sia le due lapidi che erano allocate ai piedi della Croce sulla pietra di San Marco. “Nella sistemazione del quadrivio degli Stombi e del prolungamento della superstrada di collegamento con la 106 bis, all’avvilente durata di decennali lavori, - scrive Ciccio D’Elia con la grazia e lo stile di altri pur significativi tempi - si è aggiunta l’ingiuria di avere inopinatamente rimosso quella stele tenacemente voluta da un illuminato vescovo del tempo, monsignor Raffaele Barbieri, che, riproponendo una celebre annotazione di Lenormant, magnificava retaggi e bellezze della Piana ove fu ed è Sibari”. Il professore avanza anche una possibile soluzione. “Ove non si volesse ricercare altra soluzione giudicata più opportuna – scrive - la stele si potrebbe ricollocare nel piazzale che ospitava il vecchio rifornimento di benzina, al centro del crocevia tra i due passaggi a livello nel centro di Sibari”. Subito dopo passa all’altra sollecitazione: la “conservazione doverosa” delle due lapidi poste ai piedi della Croce di San Marco. “La prima lapide – scrive D’Elia – dettata dal vescovo monsignor Bonito, artefice, nei primi anni del novecento, della restaurazione di un’antica preesistente croce e “lasciata ai diletti cassanesi baluardo di fede ed augurio di pace”, la seconda voluta in anni recenti (1975) da monsignor don Silvio Renne per ricordare un doveroso ripristino, a seguito di un devastante aeromoto”. Sia il professore D’Elia e sia don Silvio Renne, se interpellati, si dicono disponibili a “fornire ogni utile indicazione”. D’Elia è certo che questo appello non cadrà nel vuoto e che l’amministrazione comunale sicuramente si impegnerà, “peraltro con un modesto impegno economico, di conservare doverosamente le ricordate testimonianze e affidarle alle generazioni future”. Questa lettera aperta si è rivelata anche occasione, certamente inconsapevole, per far venire fuori tutta la verve del professore D’Elia, autentico politico, cavallo di razza della già democrazia cristiana, mai domato. Il professore, rivolgendosi al sindaco Gianluca Gallo, scrive: “Cassano vive già da alcuni anni la difficile stagione di un suo progressivo degrado economico, sociale, politico e morale e di cui tanti sono i padri e tante le cause, alcuni ben noti, altri facilmente individuabili, mentre talaltri oscuri e indecifrabili. E, mentre altre realtà a noi viciniori hanno registrato processi di crescita e di sviluppo con diversificate incidenze, il nostro Comune, pur dotato delle sue ben note e diffuse potenzialità, morde le angustie di una sua avvilente arretratezza. Questa mia annotazione, peraltro interprete di una diffusa, comune consapevolezza, non vuole di certo rivestirsi di alcun sapore critico né tanto meno polemico nei confronti della tua amministrazione, ma ritiene di farsi carico del solo intento di provocare un comune interrogarsi e riflettere, ai diversi e più allargati livelli di competenze e coinvolgimenti (forze politiche, sociali, risorse religiose, culturali e umane), per cercare di capire ragioni e ancor più individuare prospettive”.
 

Antonio Iannicelli

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