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Lettera aperta del professor Cicco D’Elia al primo cittadino
cassanese sull’opportunità e sulla doverosità di impegnarsi a
“non trascurare che vengano preservati taluni segni della
memoria collettiva”. Il professor D’Elia, già sindaco di
Cassano, pur consapevole delle grandi e significative difficoltà
esistenti nella città che impegnano all’inverosimile i suoi
amministratori, con la sua proverbiale elegantia dicendi, ha
segnalato la necessità di risistemare sia la stele recante
un’annotazione di Lenormant sulla Piana di Sibari, che era
allocata al quadrivio degli Stombi, e sia le due lapidi che
erano allocate ai piedi della Croce sulla pietra di San Marco.
“Nella sistemazione del quadrivio degli Stombi e del
prolungamento della superstrada di collegamento con la 106 bis,
all’avvilente durata di decennali lavori, - scrive Ciccio D’Elia
con la grazia e lo stile di altri pur significativi tempi - si è
aggiunta l’ingiuria di avere inopinatamente rimosso quella stele
tenacemente voluta da un illuminato vescovo del tempo, monsignor
Raffaele Barbieri, che, riproponendo una celebre annotazione di
Lenormant, magnificava retaggi e bellezze della Piana ove fu ed
è Sibari”. Il professore avanza anche una possibile soluzione.
“Ove non si volesse ricercare altra soluzione giudicata più
opportuna – scrive - la stele si potrebbe ricollocare nel
piazzale che ospitava il vecchio rifornimento di benzina, al
centro del crocevia tra i due passaggi a livello nel centro di
Sibari”. Subito dopo passa all’altra sollecitazione: la
“conservazione doverosa” delle due lapidi poste ai piedi della
Croce di San Marco. “La prima lapide – scrive D’Elia – dettata
dal vescovo monsignor Bonito, artefice, nei primi anni del
novecento, della restaurazione di un’antica preesistente croce e
“lasciata ai diletti cassanesi baluardo di fede ed augurio di
pace”, la seconda voluta in anni recenti (1975) da monsignor don
Silvio Renne per ricordare un doveroso ripristino, a seguito di
un devastante aeromoto”. Sia il professore D’Elia e sia don
Silvio Renne, se interpellati, si dicono disponibili a “fornire
ogni utile indicazione”. D’Elia è certo che questo appello non
cadrà nel vuoto e che l’amministrazione comunale sicuramente si
impegnerà, “peraltro con un modesto impegno economico, di
conservare doverosamente le ricordate testimonianze e affidarle
alle generazioni future”. Questa lettera aperta si è rivelata
anche occasione, certamente inconsapevole, per far venire fuori
tutta la verve del professore D’Elia, autentico politico,
cavallo di razza della già democrazia cristiana, mai domato. Il
professore, rivolgendosi al sindaco Gianluca Gallo, scrive:
“Cassano vive già da alcuni anni la difficile stagione di un suo
progressivo degrado economico, sociale, politico e morale e di
cui tanti sono i padri e tante le cause, alcuni ben noti, altri
facilmente individuabili, mentre talaltri oscuri e
indecifrabili. E, mentre altre realtà a noi viciniori hanno
registrato processi di crescita e di sviluppo con diversificate
incidenze, il nostro Comune, pur dotato delle sue ben note e
diffuse potenzialità, morde le angustie di una sua avvilente
arretratezza. Questa mia annotazione, peraltro interprete di una
diffusa, comune consapevolezza, non vuole di certo rivestirsi di
alcun sapore critico né tanto meno polemico nei confronti della
tua amministrazione, ma ritiene di farsi carico del solo intento
di provocare un comune interrogarsi e riflettere, ai diversi e
più allargati livelli di competenze e coinvolgimenti (forze
politiche, sociali, risorse religiose, culturali e umane), per
cercare di capire ragioni e ancor più individuare prospettive”.
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