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Sibari
- Le tristi e cupe note del “Silenzio”, intonate da una tromba
solitaria alla fine della cerimonia funebre, hanno bruscamente
interrotto quella “corrispondenza d’amorosi sensi” che si era
creata nella chiesa di Sant’Eusebio. Subito dopo, uno
scrosciante applauso. Quello di una folla oceanica. Dell’intera
comunità cassanese che si è stretta attorno al dolore delle
famiglie Antolino e Iacobini e che ha pianto la perdita di due
suoi giovanissimi figli, Angelo di 19 anni e Andrea di 22 anni
deceduti, sabato notte, in un incidente stradale sulla 106 bis
nei pressi dello svincolo per “Fabrizio Grande” nel territorio
del comune di Corigliano Calabro. Una marea di gente, ieri
pomeriggio, fin dalle 14,00 si è accalcata nell’ampio spiazzo
del centro servizi di Sibari dove è allocata la Chiesa di Sant’Eusebio
e nei pressi del quadrivio che porta alla stazione per dare
l’ultimo saluto ad Angelo e ad Andrea. Non mancava nessuno. In
prima fila gli amici di sempre. I compagni con cui Angelo e
Andrea hanno diviso le gioie e i dispiaceri della loro breve
esistenza. Sono presenti, in divisa ufficiale, tutti i giocatori
e i dirigenti della società calcistica “Lattughelle”, dove
militavano entrambi. Con la maglia numero dieci, Andrea Iacobino.
Da tesserato, Angelo Antolino. Tante altre persone che, pur non
avendo conosciuto le loro bontà, il loro amore per la vita, ma
soprattutto la loro educazione e il loro rispetto verso il
prossimo, si sono unite al dolore dei loro familiari. Tante
madri e tanti giovani con i fazzoletti in mano. Nessuno ha
provato vergogna a piangere. “Non è giusto morire a questa età”.
Tutti costernati e addolorati. Angelo ed Andrea, nel loro ultimo
viaggio arrivano intorno alle 15,30. Il mesto e lungo corteo di
macchine proveniente da Corigliano si ferma nello spiazzo del
quadrivio. Le due bare, bianche, portate a spalle dai dirigenti
e dai giocatori del “Lattughelle”, passano tra due ali di folla
e camminano verso la chiesa su una strada lastricata di fiori.
Più di cento i cuscini, i cui fiori bianchi hanno fatto da
tappeto per l’ultimo viaggio di Andrea e Angelo. La piccola
chiesa di Sant’Eusebio non può contenere le circa mille persone
che hanno voluto, con gli occhi bagnati dalle lacrime,
accompagnare e salutare i due giovani ragazzi. A stento le
contiene lo spiazzo del centro servizi. E’ don Francesco
Faillace, giovane prete più che amico di Andrea e Angelo, a
officiare, visibilmente commosso, il rito funebre. Durante la
sua omelia, Vangelo di Matteo sulle beatitudini, Don Francesco,
presidente del “Lattughelle” e fratello maggiore per gran parte
dei giovani sibariti, non è riuscito a trattenere le lacrime.
“La celebrazione eucaristica di oggi è tra le più sofferenti che
io abbia celebrato. Angelo e Andrea erano due ragazzi gioviali,
solari, sempre sorridenti, disponibili, ma soprattutto
rispettosi. Non li ho mai visti arrabbiati o tristi. Vivevano
appieno la felicità della loro età”, è quanto è riuscito a dire,
con la voce rotta dal pianto, Don Francesco che, rivolgendosi
alle tante famiglie presenti, ha aggiunto: “E’ arrivato il
momento di fare scoprire ai nostri giovani figli, magari anche
con qualche no, i valori della vita, ma soprattutto il valore
della vita.” Sulla due bare, sopra il cuscino di orchidee
bianche, un pallone con i pensieri di tutti gli amici. Su quella
di Andrea anche la maglia numero dieci. Le lacrime scendono sui
visi di tutti. Ciao, “Vogliamo ricordarvi com'eravate, pensare
che ancora vivete, vogliamo pensare che ancora ci ascoltate e
che come sempre sorridete”.
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