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Mons. Domenico Graziani,
nella qualità di Vescovo Delegato per la pastorale migratoria in
Calabria, Domenica 15 gennaio p.v., Giornata Mondiale delle
Migrazioni, alle ore 11.00 nella Cattedrale di Cassano,
celebrerà la Santa Messa, teletrasmessa in diretta terrestre e
satellitare da Rai Uno.
In preparazione a questo avvenimento, per la buona riuscita
della trasmissione, Don Ciro Sarnataro, regista responsabile
della trasmissione delle Messe festive della Rai, si è
incontrato,il 28 dicembre , a Cassano, con il Direttore
diocesano delle Comunicazioni Sociali, Don Franco Brunetti.
All'incontro hanno preso parte il Direttore dell'Ufficio
Liturgico diocesano e Cerimoniere,Don Nicola Arcuri, il Parroco
della Cattedrale, Don Silvio La Padula, con l'Organista,
Alessandro Saraceni e il Direttore del Coro. Era anche presente
Don Michele Munno. L'incontro è servito per definire, in ogni
dettaglio, il programma della celebrazione.
Le migrazioni rappresentano per i cristiani un momento di
riflessione sul grande precetto dell'amore, perché non rimanga
formula abitudinaria, vuota, ma si traduca nella concretezza
della quotidianità in gesti di accoglienza, di solidarietà, di
comunione verso chi è evangelicamente "prossimo". "La Chiesa
calabrese, sempre ricca di energie umane e generosa nell'offrire
agli altri, non mancherà di fare la sua parte nel campo
dell'emigrazione. Se alto è il tasso dell'emigrazione della
Calabria, anche alto deve essere il contributo della Chiesa
locale alla cura pastorale dei migranti" (Discorso del S. Padre
ai Vescovi della Calabria in occasione della Visita "ad limina",10-12-1981).
Nel periodo 1871-1951 sono emigrate dalla Calabria circa 773.000
persone con destinazione, per il 94%, Stati Uniti, Argentina e
Brasile. Dal 1951 al 1971 ben 741.000 calabresi sono emigrati
prevalentemente in Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria,
Svizzera, Francia..
Secondo dati relativi al 2004 sono ben 72.000 gli emigrati
meridionali. La Calabria e il Mezzogiorno per
dono le loro forze migliori:le famiglie vedono i loro figli
partire e la regione diventa sempre più povera di energie
intellettuali vitali.
E' stato Papa S. Pio X, nel 1914, ad istituire la Giornata
Nazione delle Migrazioni. Allora, scopo primario della Giornata
era quello di rendere solidale tutta la Chiesa con chi era
costretto a lasciare l'Italia.
Da molti anni l'attenzione e la preghiera sono rivolte non solo
agli emigrati italiani, ma anche a tutte le persone coinvolte
nella mobilità umana: immigrati e profughi in Italia, rom e
sinti, circensi, lunaparchisti e artisti di strada, marittimi e
aeroportuali. I migranti ci dicono che c'è una sola grande
famiglia i cui membri devono riconoscersi e accogliersi a
vicenda.
In un incontro di riflessione, organizzato dalla parrocchia di
San Giovanni Battista in Fasano nel dicembre 2003, sulla
tematica "Cattolici e mezzi di comunicazione, con particolare
attenzione alla televisione", Don Ciro ha parlato della sua
esperienza ventennale consumata nel girovagare per l'Italia alla
scoperta di comunità piccole e grandi, dalle quali poi viene
trasmessa la messa domenicale. Posti e persone che hanno storia
e tradizioni alle spalle e che sono un patrimonio comune a tutti
i cattolici. Don Ciro nel ricordare una recente indagine che ha
evidenziato come i mezzi di comunicazione siano poco usati dai
cattolici, ha invitato a scoprire nelle parrocchie le tante
potenzialità che esistono in questo campo e a utilizzare gli
strumenti che la tecnologia offre per una presenza costruttiva
dei cattolici nel mondo della comunicazione.
Fu da Milano, nella notte di Natale del 1954, dalla chiesetta di
San Gottardo in Corte, che la Rai inserì nel palinsesto la
trasmissione della Messa. Da allora, la trasmissione della Santa
messa è diventata il fiore all'occhiello di Raiuno. In questi 50
anni sui nostri teleschermi abbiamo potuto vedere ed ammirare
oltre tremila chiese, antologia topografica di fede cristiana e
di arte, spesso di bellezze
uniche. Agli inizi l'organizzazione delle Messe fu affidata
all'Ente dello Spettacolo. Direttore era don Carlo Baima che, in
accordo con la Rai, sceglieva e programmava. Con la creazione
delle Conferenze episcopali, volute dal Concilio Vaticano II,
nacque l'Ufficio nazionale delle comunicazioni sociali, con al
suo interno un ufficio apposito per le trasmissioni delle Messe
in televisione. L'appuntamento della domenica mattina divenne
così una co-produzione Rai-Cei: alla Cei compete la scelta delle
chiese e del regista, a Raiuno la realizzazione con i propri
mezzi e i propri operatori. Perché la Messa in televisione?
Prima di tutto perché ci permette di raggiungere «l'altra metà
della Chiesa», quella degli ammalati, anziani, persone sole, dei
forzatamente impediti a essere fisicamente presenti. Lo dichiarò
già Pio XII, il primo Papa che celebrò una Messa in televisione
nella Pentecoste del 1954. «Benediciamo il mezzo più
affascinante della comunicazione - disse in quel giorno Pacelli
- perché più di ogni altro mette gli uomini in contatto fra
loro». Il Papa, dopo aver rivendicato il diritto nativo di usare
gli strumenti comunicazionali per la salvezza delle anime,
concludeva dicendo che la tv «allargherà all'interno della
Chiesa la presenza degli ammalati, infermi o comunque impediti
nelle proprie case, giacché il mezzo televisivo li porterà in
Chiesa». Per questi cinquant'anni dobbiamo ringraziare i vescovi
italiani , Rai-Uno e chi ha curato in questo mezzo secolo la
Messa in tv (dal primo, don Carlo Baima, a don Natale
Soffiantini, don Franco Costa, don Attilio Monge, don Ciro
Sarnataro, don Antonio Ammirati, attuale direttore delle Messe).
Per approfondimenti
consultare:
SERVIZIO MIGRAZIONI Anno XV Settembre - Ottobre 2005 n.5
CARITAS: IMMIGRAZIONE Dossier statistico 2003 |