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Nell'
opera vengono intervistati latitanti ed ex boss.
Già presentata in Germania, verrà distribuita
anche in Olanda La ' ndrangheta? Nel film è colpa
dello Stato
Arriva in Italia «Uomini d' onore»,
documentario-inchiesta sulla Calabria Il regista
fu contestato per i «Canti di malavita»: la mafia
è la nostra cultura
MILANO - Gli amici al bar hanno i loro anni ma se
la passano bene. Bevono vino e intonano canzoni in
dialetto. In quegli stornelli si riflettono i
valori dell' Onorata società per la quale
lavorano, la devozione per gli anziani e la loro
autorità morale, il rispetto sacro per donne e
bambini. In alto i calici, un brindisi alla faccia
di questo mondo corrotto, meno male che ci siamo
ancora noi uomini d' onore. C' è dell' altro, ma
c' è anche questo, nell' ora e mezza di
documentario sulla ' ndrangheta girato da
Francesco Sbano, fotografo, produttore musicale e
antropologo, calabrese di Paola da anni residente
ad Amburgo. «Uomini d' onore», già acquistato in
Germania e Olanda, domani avrà la sua prima
italiana a Cosenza, e non sarà una passeggiata,
perchè i suoi contenuti vanno maneggiati con cura.
La tesi del regista ed autore è questa: «Non è
possibile dissociare la mafia dalla cultura
calabrese. La mafia è un nostro modo di essere, e
senza di essa al Sud non ci sarebbe neppure lo
Stato». La colpa di questa simbiosi, sempre
secondo Sbano, è dello Stato, una conseguenza
malefica del «grande inganno», l' unificazione
dell' Italia: «Ci hanno preso l' identità e lo
spirito. La Calabria si tiene la mafia ed i
problemi che essa comporta, il Nord i soldi della
mafia. I valori «sbagliati» della ' ndrangheta di
oggi sono quelli che lo Stato ha inculcato in
alcune persone per servirsene». Il piatto non è di
quelli facilmente commestibili, ma alle critiche
Sbano ci ha fatto l' abitudine. «Musulinu
galantuomu», «Arretu i sbirri», «Sangu chiama
sangu», «Omertà», questi erano alcuni titoli dei
«Canti di malavita», la trilogia della musica di
mafia che allo studioso calabrese portò qualche
reprimenda e parecchi soldi, vendendo 160mila
copie in Germania e quasi altrettante in Francia.
Ci fu maretta, perché quelle canzoni che parlavano
apertamente di fare la pelle agli «sbirri»
facevano molto folklore ma non costituivano un
gran biglietto da visita della Calabria e del Sud
all' estero. I difensori dell' operazione si
stupirono dello stupore di uno Stato che poco
faceva contro la mafia ma si accaniva contro una
manciata di canzoni ascoltabili in qualunque festa
popolare. Il copione è destinato a ripetersi,
magari con toni più forti. Perché le immagini
hanno sempre un impatto più forte della musica, e
il messaggio di «Uomini d' onore», che Sbano
concepisce come l' ideale completamento dei «Canti
di malavita» rischia di essere ancora più ambiguo.
Nel film, girato tra Platì e San Luca, c' è il
latitante incappucciato che davanti alla
telecamera sostiene di aver scelto la mafia perché
«da noi lo Stato non esiste», ma di esserne
orgoglioso, perché «se muore l' Onorata società,
muore la Calabria»; c' è don Ciccio, mafioso in
pensione, che spiega come le regole si tramandino
di padre in figlio e costituiscano una forma
«nobile» di cultura. C' è anche spazio - ma non
troppo - sugli interessi più prosaici dell'
Onorata società, appalti, estorsioni e ricatti, un
aspetto che rischia di andare perso tra immagini
bucoliche («Uomini d' onore» è stato girato a
Platì e San Luca) e nenie suonate con lo
scacciapensieri che veicolano un' immagine
«romantica» della ' ndrangheta. «Non c' è scandalo
- garantisce Sbano -. Il mafioso rischia la pelle
ogni giorno. E' la cultura della morte che lo
circonda a renderlo romantico». Se nell' ultimo
anno in Italia si è tornati a parlare di '
ndrangheta e di quel che essa rappresenta davvero,
il «business targato malavita» di Sbano
(definizione del Quotidiano di Calabria) rischia
di diffondere in Europa una visione del mafioso di
oggi piuttosto simile a quella «nobile» dei
briganti dell' Ottocento. Sbano è convinto invece
della bontà del suo progetto: «Io non dico cosa è
bene e cosa è male. Gli ' ndranghetisti sono
criminali, ma anche persone con le loro ragioni e
i loro ideali. Sono aperto al confronto, l'
importante è che le idee circolino». Sul mercato
nostrano c' è un antipatico accavallarsi di date
che potrebbe causare qualche problema alla
circolazione delle idee di Sbano. Ma anche questo
è un deja vu. L' uscita dei terzo cd dei «Canti di
malavita», programmata per il 17 ottobre 2005,
subì infatti qualche intoppo per via della morte
di Francesco Fortugno, ucciso il giorno prima.
Anche «Uomini d' onore» potrebbe risentire della
vicinanza con il primo anniversario di una morte
che ricorda a tutti come la ' ndrangheta sia
soltanto violenza, intimidazione, sangue di
persone innocenti. L' autore Francesco Sbano, 43
anni, lavora come regista fotografo, produttore
musicale ed è uno studioso di antropologia. È nato
a Paola, in Calabria, ma da anni vive ad Amburgo,
nel nord della Germania |