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Giornata di riflessione sul fenomeno mafioso
proiezione del film - documentario
"Uomini d'onore "
di francesco Sbano

foto G. Zaccato -Il regista  Francesco Sbano tra gli allievi del Troccoli


I ragazzi di Lauropoli a lezione di storia: le origini della ‘ndrangheta

Si è svolta nel pomeriggio del 15 novembre 2006  l’attesa iniziativa, promossa dall’Istituto comprensivo scolastico di Lauropoli e dall’associazione “Il Samaritano”, finalizzata allo studio ed all’approfondimento delle origini storiche del fenomeno della ‘ndrangheta.
Alla presenza del regista Francesco Sbano, nei locali della scuola di via C. A. Dalla Chiesa, i ragazzi frequentanti le classi terze della Media hanno seguito con grande interesse ed attenzione la proiezione del film “Uomini d’onore”, documentario recentemente prodotto dallo stesso Sbano, che pochi giorni fa ha ottenuto un prestigioso riconoscimento nell’ambito del premio “Alvaro”.
Il film ricostruisce la genesi della criminalità organizzata calabrese, l’intreccio con la questione del risorgimento e del brigantaggio, attraverso una serie di interviste a studiosi, storici e ‘ndranghetisti sia attualmente liberi, sia latitanti.
Il documentario, diviso in due parti, ha ripercorso in chiave critica le vicende relative alla fine dell’800 nel meridione d’Italia, spesso oggetto di luoghi comuni e semplificazioni da parte della storiografia ufficiale. L’argomento è stato adeguatamente introdotto e trattato dai docenti, che nei giorni precedenti l’iniziativa di ieri hanno provveduto ad illustrare ai ragazzi i diversi orientamenti di studio prodotti su questa delicata pagina della nostra storia.
Al termine dell’iniziativa riservata agli alunni, diversi genitori ed operatori culturali, nonché alcuni cittadini interessati, hanno assistito ad una seconda proiezione.
A questo evento ha dedicato spazio per maggiori dettagli anche : www.lauropoliscuole.it.

 

Istituto Comprensivo Lauropoli

Diretto da: Francesco Sbano
Fotografia di: Marcus Jaeger
Musiche: Graziano Ruzzeddu
Assistente cameramen: Giacomo Coccia
Prodotto da: Francesco Sbano, Marco Niemerski, Thomas Braun

Nell' opera vengono intervistati latitanti ed ex boss. Già presentata in Germania, verrà distribuita anche in Olanda La ' ndrangheta? Nel film è colpa dello Stato
Arriva in Italia «Uomini d' onore», documentario-inchiesta sulla Calabria Il regista fu contestato per i «Canti di malavita»: la mafia è la nostra cultura
MILANO - Gli amici al bar hanno i loro anni ma se la passano bene. Bevono vino e intonano canzoni in dialetto. In quegli stornelli si riflettono i valori dell' Onorata società per la quale lavorano, la devozione per gli anziani e la loro autorità morale, il rispetto sacro per donne e bambini. In alto i calici, un brindisi alla faccia di questo mondo corrotto, meno male che ci siamo ancora noi uomini d' onore. C' è dell' altro, ma c' è anche questo, nell' ora e mezza di documentario sulla ' ndrangheta girato da Francesco Sbano, fotografo, produttore musicale e antropologo, calabrese di Paola da anni residente ad Amburgo. «Uomini d' onore», già acquistato in Germania e Olanda, domani avrà la sua prima italiana a Cosenza, e non sarà una passeggiata, perchè i suoi contenuti vanno maneggiati con cura. La tesi del regista ed autore è questa: «Non è possibile dissociare la mafia dalla cultura calabrese. La mafia è un nostro modo di essere, e senza di essa al Sud non ci sarebbe neppure lo Stato». La colpa di questa simbiosi, sempre secondo Sbano, è dello Stato, una conseguenza malefica del «grande inganno», l' unificazione dell' Italia: «Ci hanno preso l' identità e lo spirito. La Calabria si tiene la mafia ed i problemi che essa comporta, il Nord i soldi della mafia. I valori «sbagliati» della ' ndrangheta di oggi sono quelli che lo Stato ha inculcato in alcune persone per servirsene». Il piatto non è di quelli facilmente commestibili, ma alle critiche Sbano ci ha fatto l' abitudine. «Musulinu galantuomu», «Arretu i sbirri», «Sangu chiama sangu», «Omertà», questi erano alcuni titoli dei «Canti di malavita», la trilogia della musica di mafia che allo studioso calabrese portò qualche reprimenda e parecchi soldi, vendendo 160mila copie in Germania e quasi altrettante in Francia. Ci fu maretta, perché quelle canzoni che parlavano apertamente di fare la pelle agli «sbirri» facevano molto folklore ma non costituivano un gran biglietto da visita della Calabria e del Sud all' estero. I difensori dell' operazione si stupirono dello stupore di uno Stato che poco faceva contro la mafia ma si accaniva contro una manciata di canzoni ascoltabili in qualunque festa popolare. Il copione è destinato a ripetersi, magari con toni più forti. Perché le immagini hanno sempre un impatto più forte della musica, e il messaggio di «Uomini d' onore», che Sbano concepisce come l' ideale completamento dei «Canti di malavita» rischia di essere ancora più ambiguo. Nel film, girato tra Platì e San Luca, c' è il latitante incappucciato che davanti alla telecamera sostiene di aver scelto la mafia perché «da noi lo Stato non esiste», ma di esserne orgoglioso, perché «se muore l' Onorata società, muore la Calabria»; c' è don Ciccio, mafioso in pensione, che spiega come le regole si tramandino di padre in figlio e costituiscano una forma «nobile» di cultura. C' è anche spazio - ma non troppo - sugli interessi più prosaici dell' Onorata società, appalti, estorsioni e ricatti, un aspetto che rischia di andare perso tra immagini bucoliche («Uomini d' onore» è stato girato a Platì e San Luca) e nenie suonate con lo scacciapensieri che veicolano un' immagine «romantica» della ' ndrangheta. «Non c' è scandalo - garantisce Sbano -. Il mafioso rischia la pelle ogni giorno. E' la cultura della morte che lo circonda a renderlo romantico». Se nell' ultimo anno in Italia si è tornati a parlare di ' ndrangheta e di quel che essa rappresenta davvero, il «business targato malavita» di Sbano (definizione del Quotidiano di Calabria) rischia di diffondere in Europa una visione del mafioso di oggi piuttosto simile a quella «nobile» dei briganti dell' Ottocento. Sbano è convinto invece della bontà del suo progetto: «Io non dico cosa è bene e cosa è male. Gli ' ndranghetisti sono criminali, ma anche persone con le loro ragioni e i loro ideali. Sono aperto al confronto, l' importante è che le idee circolino». Sul mercato nostrano c' è un antipatico accavallarsi di date che potrebbe causare qualche problema alla circolazione delle idee di Sbano. Ma anche questo è un deja vu. L' uscita dei terzo cd dei «Canti di malavita», programmata per il 17 ottobre 2005, subì infatti qualche intoppo per via della morte di Francesco Fortugno, ucciso il giorno prima. Anche «Uomini d' onore» potrebbe risentire della vicinanza con il primo anniversario di una morte che ricorda a tutti come la ' ndrangheta sia soltanto violenza, intimidazione, sangue di persone innocenti. L' autore Francesco Sbano, 43 anni, lavora come regista fotografo, produttore musicale ed è uno studioso di antropologia. È nato a Paola, in Calabria, ma da anni vive ad Amburgo, nel nord della Germania

 

P r o t a g o n i s t i


Nicola Zitara
Storico ed avvocato. Nato a Siderno (la Reggio Calabria)


Don Pino Strangio
Pastore di d'Aspromonte
di San Luca e Rettore del monastero di Polsi


Pasquale Sciammarella
Un avvocato dalla Calabria.


Micu Pizzimenti
pastore Calabrese da Aspromonte. Suo padre era un membro dellaN'drangheta degli anni '50


Capo
Capo di una famiglia di Mafia locale, il padrino


Maestro Ciccio
Primo Uomo d'onore.
Trascorre  16 anni in prigione, dove imparò a fare il pasticciere.
Uscito dalla prigione rompe ogni legame con la Mafia.


Latitante
Un Mafioso braccato dalla polizia, vivendo come un fuggitivo
nelle montagne Calabresi.

 

fonte: www.men-of-honour.com -www.corriere.it italy.indymedia.org

 

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