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Wilma
Pellegrini ha al suo attivo alcune raccolte di poesie e un
romanzo, Lacerazioni, che ha avuto molta attenzione da
parte dei lettori e dei critici per il pathos con cui
racconta, per la chiarezza delle idee espresse, per la
limpidezza dei sentimenti sullo sfondo dei quali ci sono
l'amore e la fede. È una scrittrice a tutto tondo, dunque,
con un suo mondo da offrire, con una tensione morale che è
rara oggi nella letteratura, diventato luogo di storie
inverosimili, di scene violente, angoscianti, senza vie di
sbocco.
Questo nuovo romanzo (ancora una volta accompagnato da
intermezzi poetici che scandiscono le situazioni e ne
danno una sintesi ideale) affronta una complicata vicenda
che mette a confronto le generazioni. La scrittrice però
non pone in essere scontri ideologici o politici, ma
umani, con tutte le implicazioni possibili e immaginabili.
A più riprese viene sottolineato che la vita non è un
gioco effimero, non è una favola ("Il mondo è popolato di
uomini-belve pronte a sbranare alla minima disattenzione,
non da fate e da folletti, angeli e dee, come credi tu") e
tuttavia, essendo un dono, può e deve diventare percorso
d'amore.
Greta a un certo punto incontra Andrea, un bellissimo
ragazzo portoghese. S'innamorano, si sposano, vanno a
Cascais, dov'è nato lui, in luna di miele, vivono
l'intensità del loro matrimonio con una complicità che
affascina e coinvolge anche il lettore. E’ fatale quel 10
agosto pascoliano, che qui, invece, diventa notte di
stelle d'amore.
Molto bella la scena riguardante VILLA ITALIA, l'incontro
col Re, le vicissitudini dell'infanzia popolata di sogni e
riversati su di lei, come su un approdo finalmente
raggiunto. ("Io ho conosciuto il tuo paese da bambino,
l'ho sognato, l'ho configurato come il posto ideale,
magico, da favola, dove sarei voluto approdare e poi... il
tuo re me lo ha sigillato dentro...").
Il ritorno al liceo, la gravidanza, le rimostranze e
l'affetto dei compagni di scuola danno il ritratto di una
condizione che disegna molto bene il mondo dei giovani.
Wilma Pellegrini è attenta ai particolari, alle sfumature
e sa descrivere la psicologia dell'adolescenza e della
giovinezza con mano felice. Poi gli avvenimenti prendono
un corso tumultuoso, nasce una figlia, Andrea diventa
sieropositivo, Greta fa amicizia con una prostituta (una
ulteriore storia nella storia), arriva il traguardo della
laurea, il lavoro da giornalista, lo scontro violento
della figlia col padre ("Tu non mi devi toccare, non mi
devi neanche avvicinare, non ti voglio più come mio papà,
hai una malattia brutta, è la peste è la lebbra. Se solo
mi sfiori mi puoi infettare, farmi cadere a pezzi, farmi
del male, farmi morire..."), l'incontro col prete
disponibile e comprensivo, la decisione di portare Ester a
Losanna, in un collegio.
Il romanzo si sposta di continuo in vari luoghi, dalla
Calabria al Portogallo, dalla Svizzera a Israele, ma al
centro resta l'umanità ricca dei protagonisti. ("Greta e
Andrea, rinunciatari del frastuono assurdo del mondo,
lontani dal mercato della compravendita di pregiudizi e
sentenze altisonanti e nauseabonde, vivono l'amore pulito,
l'essenza, trastullando il loro essere...").
A Gerusalemme la protagonista passa attraverso esperienze
che la pongono dinanzi a situazioni nuove ma sempre legate
all'ideale dell'amore. In tutto il libro ci sono
espressioni che ricalcano l'importanza del sentimento, che
ne sottolineano la portata ideale. Entra in gioco Omar, un
uomo spaccato in due ("Mio fratello Samuel è rabbino nella
comunità ebraica di Los Angeles e fa l'avvocato come papà,
somiglia alla mamma. Mia sorella Ruth somiglia a papà ha
abbracciato la fede islamica..."), di cui Greta
s'innamora. La sua vita ritorna ad avere lievito. "L'amore
ha vinto sulla morte, sulla morte dei sentimenti
raggrinziti".
C'è da aggiungere soltanto che Wilma Pellegrini scrive con
impeto e passione, lasciandosi andare al flusso dei
sentimenti, scavando nel concetto d'amore e riordinando
una mappa in cui far entrare tutte le possibilità
dell'umano e del divino. La sua scrittura è tenuta sempre
sul filo di una liricità (ella è essenzialmente poetessa)
che tuttavia non inficia il ritmo narrativo e anzi gli dà
scatti inconsueti e sempre illuminanti per comprendere
appieno lo svolgimento degli avvenimenti.
Sono convinto che Vuoi che ti parli d'amore sarà accolto
con entusiasmo, perché non rincorre falsi miti e difende
il senso della vita attraverso una sorta di confessione
fatta di purezza , di tenerezza e di profonde verità. |