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Sarà presentato al TG2 Notte
domenica 27 maggio e a Barcellona, il prossimo 29 maggio, alla
Casa delle Culture, il recente romanzo di Pierfranco Bruni dal
titolo: “Il mare e la conchiglia”, (pubblicato da Pellegrini
Editore). Giunto, in poche settimane alla seconda edizione,
presenta una scrittura innovativa e una tematica nella quale
l’incontro tra radici e ricordi resta fondamentale. È un
romanzo che supera la stessa impostazione dell’attuale
dibattito e offre una proposta alternativa.
Lo scrittore – io narrante è un personaggio disincantato. Dopo
aver attraversato diverse esperienze umane e politiche si
trova davanti ad un bivio: continuare a discutere di politica
e di impegno oppure ritornare “a casa”, ovvero a quelle
memorie che sono state luogo di un’infanzia e di una
giovinezza tra le strade di un paese. Alla fine lo scrittore
si concede al disincanto senza però perdere di vista il
conflitto – crisi dei nostri giorni.
L’io narrante fa una scelta precisa. Ma dentro questo viaggio
che si compie, e che il lettore compie dentro il romanzo
stesso, i tasselli politici sono abbastanza evidenti.
D’altronde è un libro di chiarificazione che si aggiunge ai
romanzi precedenti e soprattutto a “il paese del vento” e a
“Quando fioriscono i rovi”. È come se chiudesse una trilogia
anche se a questo percorso va aggiunto certamente il romanzo
del 1998 dal titolo: “L’ultima primavera”, nel quale si vive
un confronto generazionale nella temperie degli “anni di
piombo”.
Nei romanzi prima citati i personaggi sono abbastanza evidenti
e campeggiano attraverso scenari ben definiti in “Il mare e la
conchiglia”, invece, non ci sono personaggi ben definiti anche
se intorno alla “donna del faro”, metafora personaggio in
quest’ultimo scritto, si muovono attraversamenti esistenziali,
religiosi e simbolici. In realtà in questo romanzo (composto
da tre storie non storie o meglio tra tre viaggi nel sogno) si
compie quel gioco ad incastro tra modello narrativo
tradizionale, io narrante e disincanto. Una poetica che apre
una prospettiva altra rispetto al dibattito sulla letteratura
che si è sviluppato proprio in questi giorni.
Il romanzo di Bruni è una nuova strada letteraria che permette
di superare sia gli steccati dell’impegno le posizioni che
sottolineano il disinteresse verso la letteratura stessa. C’è
un punto fisso intorno al quale ruota la voce narrante ed è la
memoria fatta di luoghi e di sogni.
Pierfranco Bruni ha dichiarato “Ho pensato a lungo a questo
libro. Non so, mi creda, se toglie o aggiunge qualcosa di
nuovo ai precedenti romanzi. Io compio il mio viaggio al di là
delle visioni critiche. Lo scrittore del viaggio resta un
perno fondamentale nel mio essere scrittore se tale posso
essere considerato. Ma è un percorso che ha una sua linearità.
O forse una sua circolarità. E il tutto si gioca sulla
presenza o meno dei personaggi. Quando affiorano hanno un
senso preciso. Quando non ci sono, come in parte nel caso di
questo mio ultimo libro, campeggiano ugualmente sulla pagina.
Cosa sono le emozioni, le sensazioni, le nostalgie? Io
comunque ho sempre amato il romanzo non romanzo…”.
Si tratta di un romanzo intriso anche di elementi politici che
entrano tra i tracciati di un’esistenza. Dichiara Bruni: “Vado
oltre la politica. Vado oltre l’ideologia. Il mio poemetto
dedicato a “Giovanni Paolo II” e presentato a Santo Domingo è
un atto rivelatore. Solo la Chiesa oggi diventa riferimento.
Per me resta un pilastro. Capire il senso e l’orizzonte del
Cristianesimo, oltre ogni forma laica, significa vivere il
mistero non perdendo mai di vista il tempo dell’uomo. Sono
molto ancorato alla dottrina cristiana e solo da questa, a mio
avviso, possono giungere riferimenti veri”.
Si tratta di un libro, dunque, che fa discutere e sottolinea
la forza della scrittura attraverso un modello linguistico che
ha una forte componente lirica pur non trascurando gli
elementi narrativi. |