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Pochi soldi, niente specialisti, sospeso il servizio di
chirurgia. E i pazienti? S’arrangeranno. Parole poche per
descrivere la filosofia, del resto spicciola, che sembra
caratterizzare le politiche sanitarie pensate per Cassano.
L’ultima chicca è la cronaca dell’ennesimo scippo silenzioso: in
una nota inviata ai medici di base, l’Azienda sanitaria
provinciale, per il tramite del distretto sanitario di
Trebisacce, fa sapere che dal primo gennaio, <<per la mancanza
di specialisti>, sarà <<temporaneamente sospeso>> il servizio di
chirurgia. Risultato: il poliambulatorio perderà un’altra
importante branca e, quel che è peggio, le conseguenze saranno
nefaste. Verranno infatti meno non solo le prestazioni
ambulatoriali, ma anche quelle domiciliari, di cui usufruivano
centinaia di anziani e portatori d’handicap costretti a letto o
all’immobilità da gravi patologie. <<Siamo stufi di questo
andazzo>>, sbotta l’assessore municipale alla salute, Maria
Cecilia Renne. <<I nostri inviti a dare risposte alle esigenze
dei cassanesi sono caduti nel vuoto. A questo punto, le parole
sono inutili: non resta che la protesta. Civile, ma pur sempre
ferma ed anche eclatante, per richiamare l’attenzione delle
istituzioni regionali sullo stato della sanità in città>. La
mente ritorna al poliambulatorio: per una radiografia servono 25
giorni d’attesa, per un elettrocardiogramma quattro mesi,
addirittura il doppio per un ecocardiogramma. La musica non
cambia ad endocrinologia e diabetologia. Ci sono poi il servizio
di oculistica, alle prese con la cronica mancanza di
strumentazione, e lo scomparso servizio di cardiologia
(anch’esso da mesi <<temporaneamente sospeso>>). Sullo sfondo,
resta il problema. Pratico, e politico: nonostante le delibere
adottate dal consiglio comunale all’unanimità, l’offerta
sanitaria cassanese, da luglio privata anche delle prestazioni
della clinica sibarita “Madonna delle Grazie”, è sostanzialmente
inesistente.
Lo chiamano diritto alla salute. Con quale faccia e quale
coraggio, non è dato sapere.
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