|
Cassano
– Educare al rispetto dei beni comuni e al principio di
responsabilità. Era ora che se ne cominciasse a parlare.
Pubblicamente. Lo ha fatto, e non è la prima volta, il consiglio
di Istituto dell’Istituto scolastico comprensivo di Lauropoli
insieme agli operatori della scuola che con un documento
congiunto hanno affrontano la delicata questione del mondo
giovanile nel rapporto scuola – territorio all’indomani
dell’ultimo, increscioso, vile e intollerabile episodio di
vandalismo ai danni della scuola media “G. Troccoli” di
Lauropoli, dove i “soliti ignoti”, nella notte tra martedì e
mercoledì scorso, ne hanno combinato di tutti i colori. Hanno
rovesciato vasi, divelte porte e lavagne, sfondato vetri e
causato, manomettendo i flessibili dei lavabo, l’allagamento di
tutti i locali dell’Istituto. Solo la presenza di porte blindate
ha impedito che l’azione devastatrice interessasse anche la sala
video, l’aula di musica e il laboratorio multimediale. Gli
operatori della scuola, dirigenza, docenti e personale, hanno il
serio dubbio che “le mani che hanno agito non siano quelle di un
gruppo di monelli intenzionati a godere di qualche giorno di
vacanza straordinaria”. Potrebbe trattarsi di altro. Molto
probabilmente l’obiettivo di questi “eroici” visitatori notturni
non era tanto il giorno di festa quanto, forse, un attacco al
lavoro che quotidianamente gli operatori della “G. Troccoli”
svolgono “per estirpare dalla testa dei ragazzi il tarlo che può
generare la subcultura malavitosa” molto presente nelle realtà
cassanesi. Un lavoro diuturno. Svolto dalla scuola media di
Lauropoli e dalle due parrocchie, unici presidi di civiltà e
democrazia in questa realtà. Un lavoro che potrebbe non essere
gradito, anzi li potrebbe disturbare, ai gruppuscoli della
manovalanza micro-delinquenziale locale. Di tanto pare siano
convinti gli operatori scolastici dell’istituto comprensivo
lauropolitano che scrivono, riferendosi ai gruppi della
microcriminalità: “Questi preferirebbero fare di questo grosso
centro della Sibaritide un luogo di paura, senza identità e
futuro, dove gli affari illeciti sarebbero ancor più facili”. Un
lavoro diuturno, quello della scuola, che viene fatto
quotidianamente dal basso per contrastare l’ignoranza e la
solitudine, alleate storiche di ogni mafia. “Nella nostra scuola
– scrivono nel documento gli operatori della scuola - non si
insegnano solo aride materie di studio, bensì si lavora per la
formazione del cittadino, attraverso attività artistiche,
culturali e sociali e varie attività educative svolte in rete
con le realtà associative presenti sul territorio. Tra l’altro,
quando i ragazzi si assentano, andiamo personalmente nelle case
e nei quartieri a recuperarli, sottraendoli alle possibili
diverse devianze”. Sono tante le difficoltà che inducono gli
operatori a porre delle domande. La prima la rivolgono alle
istituzioni locali a cui chiedono: “Lauropoli fa ancora parte
del comune di Cassano? Quali sono le attività che questa
amministrazione intende avviare per aggredire il disagio sociale
dilagante? È possibile mettere in campo gli strumenti propri
della società civile, che sono la cultura, le arti e lo stimolo
alla presenza umana nelle piazze?”. Per gli operatori queste
potrebbero essere delle armi vincenti più di qualsiasi
militarizzazione del territorio. Alla comunità lauropoletana, di
cui sono orgogliosi di far parte, gli operatori chiedono: “È
possibile convincere i nostri e vostri figli che la scuola è un
bene comune? Riusciamo tutti insieme a diffondere nei nostri
ragazzi il principio di responsabilità, che in più occasioni
sembra essere assente nella mentalità di noi calabresi?”. Non
manca qualche indicazione precisa. Bisogna puntare sul senso
civico. “Se ci fosse un controllo sistematico su quello che
fanno i nostri giovani la sera e la smettessimo di girarci
dall’altra parte quando ci accorgiamo che qualcuno sta
distruggendo un bene di proprietà collettiva, forse saremmo in
grado di dare un’educazione migliore ai nostri figli e una forte
spallata a chi sguazza nelle nostre paure”. La china si può
risalire. Basta volerlo e lottare tutti insieme per creare una
società più civile, più libera e più giusta per tutti quanti.
|