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Sabato 1 Dicembre 2007

Cassano - Iniziativa del Consiglio d’istituto di Lauropoli - Rispetto e legalità: lettera dopo gli episodi di vandalismo

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 02.12.07  h. 22.00

Cassano – Educare al rispetto dei beni comuni e al principio di responsabilità. Era ora che se ne cominciasse a parlare. Pubblicamente. Lo ha fatto, e non è la prima volta, il consiglio di Istituto dell’Istituto scolastico comprensivo di Lauropoli insieme agli operatori della scuola che con un documento congiunto hanno affrontano la delicata questione del mondo giovanile nel rapporto scuola – territorio all’indomani dell’ultimo, increscioso, vile e intollerabile episodio di vandalismo ai danni della scuola media “G. Troccoli” di Lauropoli, dove i “soliti ignoti”, nella notte tra martedì e mercoledì scorso, ne hanno combinato di tutti i colori. Hanno rovesciato vasi, divelte porte e lavagne, sfondato vetri e causato, manomettendo i flessibili dei lavabo, l’allagamento di tutti i locali dell’Istituto. Solo la presenza di porte blindate ha impedito che l’azione devastatrice interessasse anche la sala video, l’aula di musica e il laboratorio multimediale. Gli operatori della scuola, dirigenza, docenti e personale, hanno il serio dubbio che “le mani che hanno agito non siano quelle di un gruppo di monelli intenzionati a godere di qualche giorno di vacanza straordinaria”. Potrebbe trattarsi di altro. Molto probabilmente l’obiettivo di questi “eroici” visitatori notturni non era tanto il giorno di festa quanto, forse, un attacco al lavoro che quotidianamente gli operatori della “G. Troccoli” svolgono “per estirpare dalla testa dei ragazzi il tarlo che può generare la subcultura malavitosa” molto presente nelle realtà cassanesi. Un lavoro diuturno. Svolto dalla scuola media di Lauropoli e dalle due parrocchie, unici presidi di civiltà e democrazia in questa realtà. Un lavoro che potrebbe non essere gradito, anzi li potrebbe disturbare, ai gruppuscoli della manovalanza micro-delinquenziale locale. Di tanto pare siano convinti gli operatori scolastici dell’istituto comprensivo lauropolitano che scrivono, riferendosi ai gruppi della microcriminalità: “Questi preferirebbero fare di questo grosso centro della Sibaritide un luogo di paura, senza identità e futuro, dove gli affari illeciti sarebbero ancor più facili”. Un lavoro diuturno, quello della scuola, che viene fatto quotidianamente dal basso per contrastare l’ignoranza e la solitudine, alleate storiche di ogni mafia. “Nella nostra scuola – scrivono nel documento gli operatori della scuola - non si insegnano solo aride materie di studio, bensì si lavora per la formazione del cittadino, attraverso attività artistiche, culturali e sociali e varie attività educative svolte in rete con le realtà associative presenti sul territorio. Tra l’altro, quando i ragazzi si assentano, andiamo personalmente nelle case e nei quartieri a recuperarli, sottraendoli alle possibili diverse devianze”. Sono tante le difficoltà che inducono gli operatori a porre delle domande. La prima la rivolgono alle istituzioni locali a cui chiedono: “Lauropoli fa ancora parte del comune di Cassano? Quali sono le attività che questa amministrazione intende avviare per aggredire il disagio sociale dilagante? È possibile mettere in campo gli strumenti propri della società civile, che sono la cultura, le arti e lo stimolo alla presenza umana nelle piazze?”. Per gli operatori queste potrebbero essere delle armi vincenti più di qualsiasi militarizzazione del territorio. Alla comunità lauropoletana, di cui sono orgogliosi di far parte, gli operatori chiedono: “È possibile convincere i nostri e vostri figli che la scuola è un bene comune? Riusciamo tutti insieme a diffondere nei nostri ragazzi il principio di responsabilità, che in più occasioni sembra essere assente nella mentalità di noi calabresi?”. Non manca qualche indicazione precisa. Bisogna puntare sul senso civico. “Se ci fosse un controllo sistematico su quello che fanno i nostri giovani la sera e la smettessimo di girarci dall’altra parte quando ci accorgiamo che qualcuno sta distruggendo un bene di proprietà collettiva, forse saremmo in grado di dare un’educazione migliore ai nostri figli e una forte spallata a chi sguazza nelle nostre paure”. La china si può risalire. Basta volerlo e lottare tutti insieme per creare una società più civile, più libera e più giusta per tutti quanti.
 

Antonio Iannicelli

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