|
E’ affascinante ed amara al contempo la tematica di un Mondo
migliore che vive in Pace, dentro la pratica di Giustizia e
Legge alla pari nei Diritti e nei Doveri, in un contesto di
Lavoro diffuso e co-partecipato, in nome e per conto soprattutto
dei princìpi della Democrazia partecipata e della Solidarietà
convinta ed illuminata.
Tra i Nobel per la Pace compaiono meravigliose figure luminose,
le cui idee ed azioni hanno inciso nella Storia universale
dell’Umanità, sistemando pietre miliari lungo l’aspra e tortuosa
via del crescere e dello svilupparsi insieme nei Valori
condivisi e diffusi -in Culture e nelle Civiltà- degli Uomini e
Donne della Terra.
Tra queste, meritano un posto di riguardo Martin Luther King
(1964), Madre Teresa di Calcutta (1979), Linus C. Pauling
(1962), Albert Schwaitzer (1952)…
I riflettori li accenderemo però, soltanto su TERESA DI CALCUTTA
che ci ha sempre suggestionati per la sua appartenenza al mondo
albanese e alla grande diàspora del Popolo albanese nel Mondo.
La dispersione di un Popolo, che lascia la Terra d’origine e
migra in varie direzioni geografiche, solo oggi -in tempo di
bibliche migrazioni di Genti che si spostano soprattutto dal Sud
al Nord della Terra- ci appare sicuramente nei suoi lati
negativi (e su questi, ahimè!, insiste molto la peggiore, assai
diffusa, TV-spazzatura, stampa-spazzatura, Internet-spazzatura…),
ma anche e soprattutto nei suoi lati positivi e migliori: di
avanzamento di Civiltà, nel meticciato, nel mischiamento e
nell’incrocio tra razze umane diverse, che ‘il groviglio’ e il
‘bazar’ delle persone, delle idee e delle azioni comportano.
Verso una nuova ed inedita agorà, dunque: questa è la strada
maestra della Società mondiale multi ma soprattutto inter:
multietnica, multirazziale, multiconfessionale…; interculturale,
intereconomica…
Ebbene, l’agorà del XXI secolo, che è più che mai oggi un enorme
palcoscenico dove tutti gli attori dell’umanità sono
diversamente consapevoli e differentemente coinvolti
nell’Assemblea, si configura e di conseguenza si può
rappresentare come un luogo spirituale d’incontro delle anime e
dei corpi della migliore Umanità, positivamente e
propositivamente vagante.
Pensieri erranti di persone nomadi che anche fisicamente
portano, nei vari punti del Pianeta, tradizioni, usi, costumi,
pensieri, lingue, civiltà, economie…
In questo scenario recente, che però porta già nel DNA i tristi
segni e i codici
del travagliato e sanguinario XX secolo, Teresa di Calcutta
(1910 - 1997) opera, spostandosi dall’Albania del suo
luogo natìo Skopje verso le parti più povere e martoriate della
Terra, con un segreto e un sogno: riattivare concretamente
-anche sulla scia luminosa dell’operato di San Francesco- la
sopìta dedizione umana alla miseria e alla povertà che
attanagliano milioni e milioni di persone della Terra.
Il Suo peregrinare nell’indigenza e nei Diritti umani negati e
calpestati, testimoniando una dedizione agli altri senza fine
dolce e persuasiva, diviene famoso prima con il ‘documentario’
Qualcosa di bello per Dio (1969) e poi con un libro, che porta
lo stesso titolo del documentario, nel 1971, di Malcom
Muggeridge.
|