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Mercoledì 24 Gennaio 2007

Sibari – Sibari rischia di scomparire sotto il livello del mare. Maggiormente a rischio la foce del Crati, l’area archeologica ed il porto turistico. Tutto per colpa della subsidenza e dell’innalzamento del livello dei mari. Sotto accusa anche i pozzi artesiani.

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 26.01.07  h. 18.00

Sibari come Atlantide, sommersa dalle acque. E tutto per colpa della subsidenza, fenomeno antico quanto naturale, alle cui dinamiche molto può contribuire il fattore umano. Consiste nell’abbassamento del suolo e va a sommarsi, con effetti catastrofici, all’innalzamento del livello dei mari. A Sibari, in località “Casa Bianca”, ma pure nella zona del fiume Crati, il terreno s’è abbassato, nell’arco di cinque lustri, di almeno otto centimetri. Col risultato che il porto turistico, l’area archeologica e fette di pianura, complice adesso il riscaldamento globale, corrono il rischio d’esser risucchiati dalle acque.
Lo confermano i dati combinati della recente ricerca targata Enea, le storiche preoccupazioni di Legambiente, una datata ma ancora attuale ricerca scientifica svolta dal geologo Alessandro Guerricchio e dalla naturalista Maria Luisa Ronconi. È proprio dalle loro considerazioni, risalenti alla fine degli anni ’90, che parte il racconto. <<La velocità di subsidenza – annotavano Guerricchio e Ronconi – è stata riscontrata a livelli elevati in località “Casa Bianca”, dove supera in media i 4 millimetri negli ultimi 860 anni>>. Domanda: perché ciò accade? Risposta: <<Alla compressibilità dei livelli limoso-argillosi, limosi e torbosi va attribuito il tasso preponderante della subsidenza geotecnica naturale della Piana, nonché l’innalzamento del livello marino. Alle componenti tettoniche e geotecniche va aggiunta quella di origine antropica, prodotta dalla decompressione degli strati per un’irrazionale estrazione di fluidi dal sottosuolo. Sono infatti numerosi i pozzi trivellati anche nelle riserve d’acqua mineralizzata. Ciò è estremamente dannoso, sia perché l’estrazione di acqua mineralizzata dal sottosuolo richiama acque dolci, che vengono irrimediabilmente contaminate, od anche acque salmastre di invasione marina, sia perché, agli effetti del fenomeno della subsidenza, è opportuno evitare la decompressione del sottosuolo con inutili emungimenti delle riserve idriche sotterranee>>.
Suggerimenti purtroppo rimasti lettera morta. Ed in meno d’un decennio, l’acqua salmastra infiltratasi nel sottosuolo costiero s’è già portata via quasi un’intera pineta, quella di località Casoni, e molte altre rischia di far sparire. Nonostante i ripetuti allarmi lanciati da Legambiente e, sul piano scientifico, dall’Enea. <<In Calabria, come in Puglia e Basilicata – confermano ora i ricercatori dell’ente di ricerca – ci sono aree che potrebbero, in un futuro lontano, finire sott’acqua. Un rischio aggravato dal riscaldamento globale, che nel Mediterraneo è pari, in media, a mezzo grado l’anno>>. Da qui al 2100, insomma, lo Ionio potrebbe sollevarsi di almeno 20 centimetri. <<Quel che si può fare – segnalano i tecnici Enea – è solo prevenzione. Anzitutto, evitando di costruire infrastrutture lungo le coste interessate dal fenomeno. E poi, investendo risorse per cambiare il tipo di produzione agricola, favorire l’accrescimento dei sedimenti sabbiosi togliendo le briglie ai torrenti, lasciare al loro posto le dune costiere per frenare l’erosione costiera>>.
Praticamente il contrario di quanto avvenuto negli anni in un’area dagli equilibri naturali fragili, dove l’uomo s’è mosso con brutale arroganza senza sapere, ora, come rimediare ai propri errori.
 

Gianpaolo Iacobini

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