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Far di Sibari un patrimonio dell’umanità sotto il marchio Unesco?
Si, ma solo se questo non comporterà l’imposizione di nuovi
vincoli urbanistici ed ambientali.
È questa la linea sulla quale si sono attestate le associazioni
che in riva allo Ionio sono scese in campo per ottenere
chiarimenti sulla proposta, avanzata dall’amministrazione
comunale, di affidare l’antica Sybaris alle cure dell’Unesco.
Sul fronte del dubbio sono ufficialmente e combattivamente
attestati la Pro Loco “Laura Serra”, l’associazione “Cittadini a
Sibari”, il movimento autonomista “Rinascita” e l’associazione
“Tutela dei beni comuni”. <<Non siamo pregiudizialmente contrari
all’ingresso di Sibari nel patrimonio Unesco – spiega Pasquale
Dramisino, presidente di “Cittadini a Sibari” – ma pretendiamo
chiarezza. Il timore è che questa iniziativa possa servire a far
da scudo ad altre intenzioni>>. Ovvero, si ragiona dietro le
quinte, favorire un’estensione dei vincoli gravanti sulla
pianura sibarita. <<Quelli già esistenti, imposti per tutelare
l’area archeologica – ricorda Dramisino – hanno finora impedito
uno sviluppo qualsiasi di Sibari: turistico, agricolo o anche
solo urbanistico. Nuove restrizioni finirebbero con l’uccidere
il territorio>>.
Insomma, il nì degli scettici potrebbe divenire sì qualora fosse
provato che l’Unesco non porterebbe con sé altri vincoli, come
pure ha già garantito nei giorni scorsi, senza però all’evidenza
riscuotere molto credito, l’amministrazione comunale. Della
questione si discuterà comunque approfonditamente, e carte alla
mano, sabato prossimo, nel corso di un convegno promosso dalle
quattro associazioni. L’appuntamento è alle 17.30, nei saloni
della delegazione municipale sibarita.
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