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Secondo i Carabinieri del Nucleo antisofisticazioni, le sale
operatorie <<non erano conformi alla normativa vigente>>. Una
mancanza antica, per ovviare alla quale di tempo la sorte ne
aveva offerto tanto, sempre sprecato: i lavori di adeguamento,
pure sollecitati da anni, erano iniziati soltanto nei giorni
scorsi. La magistratura, però, è arrivata prima che i tecnici
chiamati a risolvere i guai togliessero il disturbo. Così, da
ieri, la clinica “Madonna delle Grazie”, già impegnata in una
difficile battaglia per la sopravivenza, è cinta dal nastro
biancorosso delle forze dell’ordine. Posta sotto sequestro, su
richiesta della Procura di Castrovillari, per esigenze
probatorie, nell’ambito d’un’inchiesta appena agli inizi.
La cronaca di quando la casa di cura sibarita diventò corpo del
reato comincia all’ora del tramonto d’un lunedì sferzato da
calde raffiche di ponente. Alle porte della clinica bussano i
Carabinieri. Vanno a dare esecuzione al decreto di sequestro
firmato dal Giudice per le indagini preliminari presso il
Tribunale di Castrovillari, Cataldo Collazzo, su istanza del
pubblico ministero Francesco Pellecchia. I militari dell’Arma
trovano la struttura praticamente deserta: da giorni, infatti,
anche gli ultimi pazienti erano stati invitati a far ritorno
alle proprie case, per permettere l’esecuzione dei lavori di
ammodernamento. Già in corso d’opera e praticamente ultimati. Al
punto che proprio oggi i vertici della “Clinalco”, società
proprietaria della “Madonna delle Grazie”, avrebbero dovuto
recarsi a Catanzaro, certificare all’assessorato regionale alla
sanità l’avvenuta esecuzione degli interventi prescritti ed
ottenere (così si presumeva) il via libera indispensabile alla
riapertura dell’area medica. Invece, il destino ha scritto una
storia diversa. Vergata con l’inchiostro con cui tre settimane
addietro, ispezionando la casa di cura, i Nas certificarono
l’esistenza di <<carenze igienico-sanitarie>> ed il <<difettoso
funzionamento dell’impianto di illuminazione>> delle sale
operatorie. Un verbale di poche pagine, finito sulla scrivania
del sostituto procuratore Pellecchia e da questi valutato come
inconfutabile indice del potenziale pericolo derivante alla
salute umana dallo stato di cose accertato. Quanto è bastato per
avviare una serie di più approfonditi accertamenti e richiedere
nel frattempo al Gip (che ha lo ha concesso) il sequestro della
struttura. Il provvedimento è stato notificato al presidente
della “Clinalco”, Roberto Conforti. Che così ha commentato
l’accaduto: <<Siamo sorpresi, per due motivi: anzitutto perché,
per le anomalie strutturali, ci era stata accordata una proroga
fino al 31 dicembre. Poi perché comunque i necessari lavori
erano stati ultimati, e nella giornata di martedì avremmo dovuto
consegnarne la documentazione all’assessorato>>. I sigilli sono
tuttavia arrivati prima: cosa succederà adesso? <<Siamo
fiduciosi>>, chiosa Conforti. <<Abbiamo le carte in regola, e lo
dimostreremo. Chiederemo subito il dissequestro, per poter
riprendere presto le nostre attività>>. Intanto, la clinica
resta chiusa. Stavolta, causa sequestro.
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