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Prostrato bocconi per terra, di fronte all'altare della Cattedra
di San Pietro, all'interno della Basilica Vaticana, monsignor
Vincenzo Bertolone ascolta il canto delle litanie dei santi,
come prescrive la liturgia dell'ordinazione episcopale. Forse
ripensa alle tre parole, «sì lo voglio», ripetute pochi minuti
prima per nove volte in risposta ad altrettante domande che il
cardinale Tarcisio Bertone gli ha posto seguendo il rito. «Vuoi
predicare con fedeltà e perseveranza il Vangelo di Cristo,
custodire puro e integro il deposito della fede, edificare il
Corpo di Cristo che è la Chiesa, prestare fedele obbedienza al
successore di Pietro, andare in cerca delle pecore smarrite,
pregare senza mai stancarti per il popolo di Dio?». Nove domande
per disegnare il volto del ministero episcopale, che monsignor
Bertolone sarà chiamato ad esercitare nella diocesi calabrese di
Cassano all'Jonio. Nove domande che appaiono in perfetta
complementarietà con quanto lo stesso celebrante ha appena
finito di dire nella sua omelia: «Il vescovo è ministro di unità
e comunione», padre che «esorta a conoscere e a credere
nell'efficacia del Vangelo», «colui che ripropone le risposte
autentiche di Gesù alle domande inquietanti sull'esistenza e
sull'al di là della morte», «uomo eucaristico per eccellenza».
Tutte parole che sicuramente saranno risuonate nella memoria del
neo eletto in questi solenni momenti.
Il nuovo vescovo - 60 anni, originario della diocesi di
Agrigento e membro dell'Istituto dei Servi dei Poveri, fino alla
nomina episcopale sottosegretario della Congregazione per gli
Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica - ha
ricevuto ieri pomeriggio l'ordinazione per l'imposizione delle
mani del cardinale segretario di Stato, che aveva al suo fianco
come «conconsacranti» il prefetto della Congregazione per i
religiosi, cardinale Franc Rodé e l'arcivescovo di Reggio
Calabria-Bova, monsignor Vittorio Mondello. Alla concelebrazione
hanno preso parte oltre 30 p resuli, tra i quali il segretario
generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, l'arcivescovo di
Palermo, monsignor Paolo Romeo, e il suo predecessore, cardinale
Salvatore De Giorgi.
Nel capoluogo siciliano, infatti, monsignor Bertolone è stato
ordinato sacerdote il 17 maggio 1975, ha conseguito il
baccellierato in teologia e poi la laurea in pedagogia presso
l'Università. Successivamente ha anche ottenuto la licenza in
diritto canonico presso l'Angelicum di Roma.
Al percorso di vita del nuovo presule ha fatto riferimento anche
Bertone, nel corso dell'omelia. «Egli ha forgiato la sua
personalità umana e spirituale nella Congregazione dei
Missionari Servi dei poveri "Boccone del Povero", fondata a
Palermo dal beato Giacomo Cusmano - ha sottolineato il cardinale
segretario di Stato -. La sua esperienza è segnata da una forte
connotazione contemplativa orientata al mistero di Gesù
Sacerdote, e all'amore al Santo Volto, sentiti come fonte
spirituale di riferimento sapienziale costante della propria
identità sacerdotale». Tanto è vero, ha aggiunto il porporato,
che anche il motto di monsignor Bertolone fa diretto riferimento
a questa sorgente: «Humiliter in lumine Vultus tui (umilmente
nella luce del tuo Volto, tratto dal Salmo 88, versetto 16, ndr)».
«La responsabilità a cui oggi è chiamato - ha detto il
celebrante - troverà in questa fonte le energie necessarie, a
beneficio del santo popolo di Dio che è in Cassano allo Ionio».
Dalla diocesi calabrese (oltre che da varie località della
Sicilia), infatti, sono giunti a Roma e hanno partecipato alla
Messa di ordinazione diverse migliaia di fedeli. Presenti in
prima fila, oltre alla mamma del nuovo vescovo, la signora
Carmela, anche il presidente della Regione Sicilia, Salvatore
Cuffaro e il sindaco della città di Cassano. Un centinaio di
sacerdoti hanno concelebrato con il cardinale presidente e gli
altri cardinali e vescovi presenti, nel bellissimo scenario
dell'altare della Cattedra , dominato dalla vetrata policroma
che raffigura la colomba dello Spirito Santo. Al quale si è
rivolto in conclusione della sua omelia il cardinale Bertone,
supplicandolo di ricolmare il nuovo vescovo dei suoi doni,
«affinché i segni esteriori di questo ministero siano scolpiti
nel cuore dell'eletto e lo trasformino nel cuore di Dio in mezzo
al suo popolo».
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