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La decisione della VI sezione penale della Corte di Cassazione
di confermare il provvedimento di scarcerazione del compagno
Franco Pacenza dimostra come l’arresto del nostro capogruppo
regionale fosse illegittimo ed ingiustificato. Siamo sempre
stati convinti che il contenuto degli atti processuali indicasse
sin dal primo momento, e con grande chiarezza, la sua totale
estraneità a qualsiasi ipotesi di reato.
Crediamo che oggi si possa affermare, con serenità di giudizio,
che si è trattato di un grave errore giudiziario e che ai danni
di Franco Pacenza è stata perpetrata una vera e propria
ingiustizia.
Ora riteniamo che esistano tutti gli elementi per andare fino in
fondo a questa incredibile ed inquietante vicenda, per fare
davvero giustizia e chiarezza, per accertare le vere
responsabilità, e per confermare, tutta intera, l’integrità e
l’irreprensibilità di Franco Pacenza, testimoniata, del resto,
dalla sua storia umana e dalla sua vicenda sindacale e politica.
La decisione della Suprema Corte conforta la fiducia ed il
rispetto che da sempre i DS hanno riposto nella magistratura,
scegliendo con nettezza, sin da quei primi, difficili giorni, la
strada della difesa “nel” processo e non “dal” processo.
Rimane sconcerto e tristezza per l’improvvida e singolare
iniziativa giudiziaria, per il provvedimento emesso e per le
modalità e la tempistica con le quali è avvenuto. E resta anche
la meraviglia per l’indifferenza con la quale la notizia è stata
accolta dagli organi di informazione, prodighi invece di
titoloni e di particolari nello scorso mese di agosto, quando si
trattava di sbattere il mostro in prima pagina.
Ma rimane anche la bella prova di equilibrio, di compattezza, di
lealtà, di senso delle istituzioni che il partito che ha dato, a
partire dai vertici regionali e provinciali. E rimane,
soprattutto, il grande attaccamento dimostrato a Franco Pacenza
da decine, da centinaia e centinaia di compagni, l’unanime
convincimento, sgorgato immediatamente e spontaneamente in
tutti, della sua assoluta estraneità rispetto ai contorti reati
contestatigli.
Rifletta ora qualche censore improvvisato, qualche moralista
raffazzonato, da un tanto al chilo, che anche qui a Cassano ha
perso una buona occasione per tacere, dando l’ennesima
dimostrazione di astio, di pregiudizio, di frustrazione,
cercando di cavalcare strumentalmente la vicenda.
E mediti anche chi in quei giorni ha manifestato una solidarietà
finta, di facciata, che celava una ambiguità ed una falsità vili
e miserabili.
Dall’unità di base di Cassano a Franco Pacenza un incitamento
forte ed affettuoso per lavorare con la trasparenza e con la
passione di sempre sulle problematiche della nostra collettività
e del territorio della Sibaritide.
18 maggio 2007
fonte comunicato stampa |