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Cosenza
non ci sta: le scelte compiute dal Ministero alle infrastrutture
sarebbero fondate su presupposti errati e sulla violazione delle
norme del bando di gara. Così, il capoluogo bruzio impugna e
contesta la graduatoria d’ammissione ai finanziamenti dei
contratti di quartiere, ponendo di fatto a rischio gli
stanziamenti ottenuti dai Municipi che, nell’ambito della
provincia cosentina, s’erano invece visti approvare i progetti
presentati: Rossano, Cassano, Villapiana e Sant’Agata d’Esaro.
Tanti piccoli Davide contro il gigante Golia: la storia comincia
nel marzo del 2006, quando il ministero da alle stampe un
decreto con una prima graduatoria. Cosenza si ferma all’ottavo
posto, comunque fuori dalle sette piazze utili, in cui figurano
invece Cassano, Villapiana e Sant’Agata. Quel provvedimento,
però, non verrà mai pubblicato in Gazzetta Ufficiale, perché nel
frattempo ha preso a lavorare una nuova commissione
giudicatrice. Nella primavera del 2007, arriva il responso:
rispetto ad un anno prima, cambia poco: al gruppo delle città
cosentine beneficiarie di finanziamenti s’aggiunge Rossano,
mentre Cosenza scivola addirittura al dodicesimo posto. Una
decisione che la giunta civica, guidata da Salvatore Perugini,
mostra da subito di non gradire. La sensazione si trasforma
infine in certezza il 29 maggio scorso, quando nella cancelleria
del Tar di Catanzaro viene depositato il ricorso <<avverso la
graduatoria delle proposte di contratto di quartiere>>. Tra i
motivi di censura, il presunto, mancato rispetto, da parte della
commissione di valutazione, dei criteri di attribuzione del
punteggio ricollegati ad indicatori quali il tasso di
disoccupazione e la composizione anagrafica della popolazione,
nonché diverse violazioni del bando di gara e dei principi in
tema di imparzialità e trasparenza. In aggiunta alla domanda
(nel merito) di rideterminazione della graduatoria, l’istanza
(in via cautelare) di sospensione dell’efficacia della stessa. E
ciò per impedire la spesa dei fondi già finiti nelle casse dei
Municipi concorrenti. Una richiesta che, se accolta, potrebbe
stoppare da subito le intenzioni dei Comuni vincitori. I quali,
dal canto loro, superata la sorpresa iniziale, affilano le armi,
preparandosi alla controffensiva, giudiziaria e politica, per
l’ennesima guerra fratricida tra poveri. Perché i finanziamenti
a disposizione sono tanti, molti, ma non per tutti.
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