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L’eolico? Intralcia l’aeroporto. E così per i parchi resta in
piedi (al momento) solo l’opzione di contrada san Nicola.
Si parla di vento, di energie pulite, di business. E forse pure
di conti fatti male, ma di questo non si avrà mai certezza. Un
passo indietro: il 15 di novembre il Senato licenzia la legge
Finanziaria, e con essa un articolo che cancella la previsione
di royalties in favore dei Comuni che ospitano nel loro
territorio impianti per la produzione di energia da fonti
rinnovabili. Lo stesso giorno, il consiglio comunale (con i voti
favorevoli di Udc e Pd e le astensioni di Sdi e Verdi) approva
due convenzioni con altrettante società interessate a realizzare
parchi eolici a Cassano. L’una indica in località Caselle la
sede prescelta per i propri studi anemometrici. L’altra, invece,
aggiunge a tale scelta, come seconda opzione peraltro già
unitariamente benedetta dalla conferenza dei capigruppo, i colli
di timpone san Nicola, che fanno da corona alla città ed al
parco del Pollino. Problemi? Nessuno. Non fosse per l’aeroporto:
località Caselle è a un tiro di schioppo dal nascituro scalo
aeroportuale della Piana. <<Non ci saranno interferenze>>,
assicurano in quei giorni i sostenitori dell’iniziativa eolica,
garantendo sul rispetto delle giuste distanze dei futuri parchi
dalla pista e dal cono d’atterraggio. Invece, si scopre ora,
così non sarebbe. Perché così non può essere: l’aeroporto della
Piana è classificato come scalo strumentale, dunque
potenzialmente utilizzabile pure per scopi militari. Pertanto,
la distanza minima da osservare (pari a 300 metri in caso di
aeroporto civile) salirebbe a ben 2300 metri. Tanti, troppi e
probabilmente tali da sbarrare la via all’ipotesi di tirar su a
Caselle un parco eolico. Morale della favola: i mulini a vento
contemplati dalla prima convenzione, se e quando sorgeranno,
svetteranno sulle creste di san Nicola. Chi resta dovrà far di
necessità virtù, anche se non è chiaro come si potrà procedere
alla scelta di nuovi siti senza il preventivo parere del
consiglio comunale.
Intanto, da Roma giungono notizie riguardanti il caso royalties.
Al riguardo, in Municipio si ostenta tranquillità perché, si
argomenta, <<la previsione legislativa non intacca i patti
contrattuali che l’ente e le società possono stipulare tra
loro>>. Una serenità che rende tuttavia faticoso comprendere
perché, di fronte alla norma antiroyalties, dopo la levata di
scudi del centrodestra, il centrosinistra cerchi di correre
affannosamente ai ripari. E’ iniziato proprio ieri, alla
Commissione attività produttive della Camera, l’esame di un
emendamento (presentato da un nutrito gruppo di parlamentari del
Partito democratico) che prevede la cancellazione della norma
con cui si sopprimono gli utili in favore dei Comuni. Sullo
sfondo, il business chiamato eolico: secondo le associazioni dei
consumatori, per ogni chilowattora d’energia prodotta, il
produttore incassa 6 centesimi dal compratore e più del doppio
dallo Stato, attraverso i famosi (e famigerati) certificati
verdi. L’energia pulita? Un gran bene. Ma pure un grande affare.
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