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Venerdì 30 Novembre 2007

Cassano – I  parchi eolici potrebbe intralciare il futuro aeroporto della sibaritide.

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 04.12.07  h. 6.00


Campo eolico


L’eolico? Intralcia l’aeroporto. E così per i parchi resta in piedi (al momento) solo l’opzione di contrada san Nicola.
Si parla di vento, di energie pulite, di business. E forse pure di conti fatti male, ma di questo non si avrà mai certezza. Un passo indietro: il 15 di novembre il Senato licenzia la legge Finanziaria, e con essa un articolo che cancella la previsione di royalties in favore dei Comuni che ospitano nel loro territorio impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Lo stesso giorno, il consiglio comunale (con i voti favorevoli di Udc e Pd e le astensioni di Sdi e Verdi) approva due convenzioni con altrettante società interessate a realizzare parchi eolici a Cassano. L’una indica in località Caselle la sede prescelta per i propri studi anemometrici. L’altra, invece, aggiunge a tale scelta, come seconda opzione peraltro già unitariamente benedetta dalla conferenza dei capigruppo, i colli di timpone san Nicola, che fanno da corona alla città ed al parco del Pollino. Problemi? Nessuno. Non fosse per l’aeroporto: località Caselle è a un tiro di schioppo dal nascituro scalo aeroportuale della Piana. <<Non ci saranno interferenze>>, assicurano in quei giorni i sostenitori dell’iniziativa eolica, garantendo sul rispetto delle giuste distanze dei futuri parchi dalla pista e dal cono d’atterraggio. Invece, si scopre ora, così non sarebbe. Perché così non può essere: l’aeroporto della Piana è classificato come scalo strumentale, dunque potenzialmente utilizzabile pure per scopi militari. Pertanto, la distanza minima da osservare (pari a 300 metri in caso di aeroporto civile) salirebbe a ben 2300 metri. Tanti, troppi e probabilmente tali da sbarrare la via all’ipotesi di tirar su a Caselle un parco eolico. Morale della favola: i mulini a vento contemplati dalla prima convenzione, se e quando sorgeranno, svetteranno sulle creste di san Nicola. Chi resta dovrà far di necessità virtù, anche se non è chiaro come si potrà procedere alla scelta di nuovi siti senza il preventivo parere del consiglio comunale.
Intanto, da Roma giungono notizie riguardanti il caso royalties. Al riguardo, in Municipio si ostenta tranquillità perché, si argomenta, <<la previsione legislativa non intacca i patti contrattuali che l’ente e le società possono stipulare tra loro>>. Una serenità che rende tuttavia faticoso comprendere perché, di fronte alla norma antiroyalties, dopo la levata di scudi del centrodestra, il centrosinistra cerchi di correre affannosamente ai ripari. E’ iniziato proprio ieri, alla Commissione attività produttive della Camera, l’esame di un emendamento (presentato da un nutrito gruppo di parlamentari del Partito democratico) che prevede la cancellazione della norma con cui si sopprimono gli utili in favore dei Comuni. Sullo sfondo, il business chiamato eolico: secondo le associazioni dei consumatori, per ogni chilowattora d’energia prodotta, il produttore incassa 6 centesimi dal compratore e più del doppio dallo Stato, attraverso i famosi (e famigerati) certificati verdi. L’energia pulita? Un gran bene. Ma pure un grande affare.
 

Gianpaolo Iacobini

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