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Storia di un disastro ambientale: un problema reale che per
troppo tempo è stato tenuto nascosto o, sarebbe il caso di
dirlo, interrato. Tutto comincia nel gennaio del 1997: con
l’operazione “Artemide” viene scoperta una lobby fatta di
politici, funzionari della pubblica amministrazione,
imprenditori intenda a smaltire decine di tonnellate di rifiuti
altamente tossici, meglio conosciuti come ferriti di zinco,
provenienti dalla Pertusola Sud di Crotone e destinati ad
arrivare in Sardegna per il loro regolare stoccaggio in apposite
discariche. Nei comuni di Cassano, Francavilla e Cerchiara
vengono scoperte 35 mila tonnellate di questa merce e per le
popolazioni di quei luoghi, inizia l’incubo. Due le inchieste
della Magistratura, una per corruzione l’altra per disastro
ambientale, diciannove le persone indagate, tra cui l’allora
assessore regionale all’ambiente Sergio Stancato, oggi
consigliere regionale dell’Udeur. Nel corso del 1999 il Comune
di Cassano si costituisce parte civile nel processo, ma, qualche
anni dopo, col cambio di Amministrazione rinuncia alle pretese
risarcitorie. Intanto l’Alto Commissariato per l’emergenza
rifiuti provvede alla messa in sicurezza dei siti inquinati ma,
per parlare di bonifica si dovrà aspettare ancora qualche anno.
Nel 2006 il Governo stanzia la somma di cinque milioni di euro
per lo smaltimento delle ferriti e per l’avvio di ricerche
scientifiche atte a dimostrare la pericolosità di tali sostanze
sulla salute dell’uomo, anche se, tuttora le ferriti sono ancora
lì. Fra la popolazione cresce l’allarme: si inizia a parlare di
tumori, neoplasie, malattie veneree. Di questo problema sen’è
parlato ieri sera in un convegno organizzato dalla locale
sezione dell’Udc. Negli interventi dei relatori, tra cui due
oncologi ed un docente di chimica fisica, si è schivata la tesi
secondo cui l’aumento di tali malattie sia dovuta alla presenza
nel territorio di queste sostanze, che comunque rimangono
interrate mentre nei teli protettivi iniziano ad aprirsi falde
ed all’appello ne mancano ancora centomila tonnellate che
secondo indiscrezioni, pare siano state mischiate con materiali
da costruzione e, addirittura, buttate a mare.
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