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L’autunno
caldo procede senza sosta e così, dopo i precari, gli
insegnanti, gli studenti ed i delusi della politica, ieri è
toccata ai tabaccai italiani scendere i piazza, per sfogare
rabbie e timori di chi per circa quattordici ore al giorno sta
dietro un bancone a vendere monopoli per lo Stato. L’occasione
gli vien data dopo l’ennesima rapina ai danni di un tabaccaio,
avvenuta qualche giorno addietro nel napoletano. Una storia come
purtroppo oggi se ne sentono tante ma che mette in luce un
disagio grosso in cui si ritrovano uniti, ameno per una volta,
tutti i rivenditori di Monopoli. Tabacchi, valori bollati,
tasse, tributi e giochi rappresentano per i tabacchini la prima
fonte di guadagno, anche se circa il 90% dell’incasso deve
essere poi riversato allo Stato. Una pentola a pressione pronta
a scoppiare, se si pensa che i tabacchini oggi sono diventati
dei veri e propri uffici dello stato senza che quest’ultimo
assicuri loro un adeguata sicurezza. Anche in Città negli anni
scorsi si sono registrate diverse rapine ai danni dei
tabacchini, considerati ormai dalla criminalità una fonte di
guadagno sicura. È utile ricordare il triste epilogo di una
rapina ai danni di un tabacchino di Lauropoli che, circa dieci
anni fa, costò la vita al titolare dello stesso. E così, nella
giornata di ieri, mentre a Roma sfilavano i tabaccai di tutt’Italia
per chiedere al Governo maggiore sicurezza ed investimenti mirai
a creare sistemi di controllo, oltre che la certezza della pena
per chi commette reati verso i tabaccai, nel resto della
penisola chi è rimasto a lavorare ha aderito solo idealmente.
Dalle 12.00 di ieri per un ora le saracinesche dei tabacchini
sono rimaste tutte chiuse. O quasi. Non tutti infatti, almeno in
città, hanno deciso di aderire. A di là della sensibilità
mostrata da tanti, che alle 12.00 in punto hanno appeso alla
saracinesca il manifesto della FIT con su scritto «Giù le
serrande per la nostra sicurezza», vi è pure da registrare la
totale indifferenza di molti, che hanno deciso di non aderire
lamentando una scarsa informazione da parte della stessa FIT ed
una poca concertazione tra i tabaccai. In molti infatti, prima
di decidere se aderire o meno, si sono informati sul
comportamento dei loro colleghi. Del resto lo spettro della
concorrenza da queste parti fa più paura della criminalità.
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