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Di
ferriti si muore. Non una certezza, ma il sospetto che aleggia
sulla Piana di Sibari, dove il sensibile aumento dei tumori
viene spiegato anche puntando l’indice sulle ferriti di zinco
stoccate illegalmente, negli anni ’90, nei terreni della
Sibaritide. Se ne discuterà in Municipio, mercoledì prossimo,
nel corso di un convegno organizzato dalla sezione dell’Udc,
guidata dal segretario Mimmo Lione. Ai lavori, aperti dallo
stesso Lione e coordinati dall’oncologo Giancarlo Di Pinto,
prenderanno parte gli assessori Maria Cecilia Renne e Roberto
Bruno, il sindaco Gianluca Gallo, l’oncologo Giovanni Cicero, il
docente universitario Giuseppe Chidichimo. All’ordine del
giorno, le ferriti. In parte individuate, in parte, si presume,
ancora sparse per la Piana. Il calcolo, del resto, è semplice.
Certificato dal Commissariato per l’emergenza ambientale: alla
“Pertusola” di Crotone, di ferriti di zinco da smaltire ne
furono prodotte, fino al 1995, 150.000 tonnellate. Di queste,
15.000 sono arrivate alla discarica di Portovesme, in Sardegna.
Altre 35.000 sono state rinvenute nei campi di Cassano e
Cerchiara. E le rimanenti? Potrebbero essere ovunque, in agguato
come il peggiore degli incubi.
Ma a turbare il sonno, anche tante verità taciute. Riguardano i
siti, noti, di Cassano e Cerchiara. Nero su bianco, in uno
studio approntato dall’Ufficio del commissario, con prelievi ed
analisi eseguiti a varia profondità, per verificare lo stato dei
luoghi e la penetrazione nel sottosuolo di agenti inquinanti: a
Cerchiara gli accertamenti hanno interessato una superficie di
5.000 metri quadrati, segnata da <<altissima concentrazione di
metalli pesanti e zinco>>. A Cassano hanno invece riguardato
contrada Pantano Rotondo, <<immune da contaminazioni>>; contrada
Prainetta, con <<un’elevata concentrazione di metalli pesanti>>,
ed un’area di 10.000 metri quadrati, in contrada Tre Ponti,
caratterizzata <<da un’impressionante concentrazione di arsenico
e zinco>>. Luoghi e veleni da oltre un decennio in attesa di
bonifica: i soldi ci sono, ma dallo scorso ottobre sono
inspiegabilmente fermi in Regione. Nell’indifferenza
istituzionale e politica che per una volta sembra unire, senza
distinzione di colore politico, Comuni, Provincia e Regione.
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