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A distanza di 12 anni dalla scoperta di ferriti di zinco nei
terreni di Cassano allo Ionio, Francavilla Marittima e Cerchiara
di Calabria, per uno scempio ambientale di una gravità assoluta,
il processo che sta tentando di far luce sull’illecito
stoccaggio dei rifiuti tossici prosegue con nuovo interesse. La
storia di questo disastro ambientale annunciato è oramai nota:
era il 1995, la Guardia di Finanza scoprì sotterrati in alcuni
terreni agricoli di C. da “Pantano Rotondo” , “ Volta del
Forno”, “Tre Ponti” e “Chidichimo” di Cassano allo Ionio, e di
Contrada “Capraro” a Cerchiara, bidoni pieni di liquidi tossici
provenienti dall’azienda “Pertusola Sud” di Crotone. Un traffico
di scorie tossiche che, secondo gli inquirenti, produceva
diverse centinaia di milioni delle vecchie lire e che vedeva
coinvolti funzionari e politici della Regione Calabria, ditte e
proprietari terrieri compiacenti. 35mila tonnellate, si badi
bene, di rifiuti tossici (ferriti di zinco) provenienti
dall’azienda crotonese, ufficialmente diretti verso stabilimenti
autorizzati ad un loro trattamento, ma che non giunsero mai a
destinazione perché sotterrati nel sottosuolo di Cassano allo
Ionio e della Sibaritide. 19 ora le persone imputate, due i
processi in corso. Uno, denominato “Bergagliotti +11”,
riguardante il reato di corruzione, è nelle mani dei giudici di
Castrovillari, l’altro, per disastro ambientale, in quelle dei
giudici di Catanzaro. Quando oramai l’interesse per la vicenda
giudiziaria di competenza del Tribunale castrovillarese sembrava
oramai sopito, grazie anche ad una super consulenza depositata
nel fascicolo dibattimentale dai responsabili civili del
procedimento, che teoricamente non dava esito a dubbi circa la
presenza di rifiuti tossici altamente nocivi nei siti
sequestrati, ecco nell’udienza dello scorso 19 maggio
riaccendersi l’interesse, allorquando alcuni consulenti sentiti
a discarico della difesa, avevano letteralmente demolito la
consulenza fatta redigere qualche anno fa dall’allora titolare
delle indagini, il sostituto procuratore dott. Giuseppe Biondi,
negando la presenza di rifiuti tossici nei siti in questione.
All’udienza di ieri mattina, ecco l’ennesimo colpo di scena:
infatti da una consulenza disposta dai giudici castrovillaresi e
depositata ieri nel corso dell’udienza, da indiscrezioni
trapelate, confermano la presenza delle feriti nei siti in
questione, nella prossima udienza del 16 ottobre i periti
nominati dal giudice, ovvero i professori Claudio Botrè,
Alessandro Alimonti e Giuseppe Campanella, dovranno inoltre
presentare apposita consulenza tecnica volta ad accertare “
sulla base delle analisi effettuate e da effettuare nei siti
inquinati, quale sia l’entità dei danni causati all’ambiente e
le possibili ripercussioni sulla salute dell’uomo”. Della
vicenda se ne riparlerà dunque a breve, In attesa che i
responsabili di tale scempio paghino per le loro colpe, resta
sempre il grave danno arrecato all’ambiente ed alla salute dei
cittadini di tale area che, ora a distanza di alcuni anni,
inizia a farsi evidente. Intanto i rifiuti tossici restano nei
terreni, non sono bastati i 4 milioni e 500 mila euro stanziati
dalla Regione Calabria per la bonifica dei siti inquinati , che
restano ancora inutilizzati. Il tutto mentre si continua a
morire sempre più frequentemente per malattie neoplastiche,
preoccupante anche l’aumento di casi di malattie genetiche tra i
bimbi nati.
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