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Sabato 6 Ottobre 2007

Cassano - Processo ferriti di zinco, acquisite nuove prove. La perizia disposta d’ufficio conferma la presenza delle sostanze inquinanti. Prossima udienza il 16 ottobre i periti dovranno accertare l’impatto ambientale.

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 09.10.07  h. 9.30

A distanza di 12 anni dalla scoperta di ferriti di zinco nei terreni di Cassano allo Ionio, Francavilla Marittima e Cerchiara di Calabria, per uno scempio ambientale di una gravità assoluta, il processo che sta tentando di far luce sull’illecito stoccaggio dei rifiuti tossici prosegue con nuovo interesse. La storia di questo disastro ambientale annunciato è oramai nota: era il 1995, la Guardia di Finanza scoprì sotterrati in alcuni terreni agricoli di C. da “Pantano Rotondo” , “ Volta del Forno”, “Tre Ponti” e “Chidichimo” di Cassano allo Ionio, e di Contrada “Capraro” a Cerchiara, bidoni pieni di liquidi tossici provenienti dall’azienda “Pertusola Sud” di Crotone. Un traffico di scorie tossiche che, secondo gli inquirenti, produceva diverse centinaia di milioni delle vecchie lire e che vedeva coinvolti funzionari e politici della Regione Calabria, ditte e proprietari terrieri compiacenti. 35mila tonnellate, si badi bene, di rifiuti tossici (ferriti di zinco) provenienti dall’azienda crotonese, ufficialmente diretti verso stabilimenti autorizzati ad un loro trattamento, ma che non giunsero mai a destinazione perché sotterrati nel sottosuolo di Cassano allo Ionio e della Sibaritide. 19 ora le persone imputate, due i processi in corso. Uno, denominato “Bergagliotti +11”, riguardante il reato di corruzione, è nelle mani dei giudici di Castrovillari, l’altro, per disastro ambientale, in quelle dei giudici di Catanzaro. Quando oramai l’interesse per la vicenda giudiziaria di competenza del Tribunale castrovillarese sembrava oramai sopito, grazie anche ad una super consulenza depositata nel fascicolo dibattimentale dai responsabili civili del procedimento, che teoricamente non dava esito a dubbi circa la presenza di rifiuti tossici altamente nocivi nei siti sequestrati, ecco nell’udienza dello scorso 19 maggio riaccendersi l’interesse, allorquando alcuni consulenti sentiti a discarico della difesa, avevano letteralmente demolito la consulenza fatta redigere qualche anno fa dall’allora titolare delle indagini, il sostituto procuratore dott. Giuseppe Biondi, negando la presenza di rifiuti tossici nei siti in questione. All’udienza di ieri mattina, ecco l’ennesimo colpo di scena: infatti da una consulenza disposta dai giudici castrovillaresi e depositata ieri nel corso dell’udienza, da indiscrezioni trapelate, confermano la presenza delle feriti nei siti in questione, nella prossima udienza del 16 ottobre i periti nominati dal giudice, ovvero i professori Claudio Botrè, Alessandro Alimonti e Giuseppe Campanella, dovranno inoltre presentare apposita consulenza tecnica volta ad accertare “ sulla base delle analisi effettuate e da effettuare nei siti inquinati, quale sia l’entità dei danni causati all’ambiente e le possibili ripercussioni sulla salute dell’uomo”. Della vicenda se ne riparlerà dunque a breve, In attesa che i responsabili di tale scempio paghino per le loro colpe, resta sempre il grave danno arrecato all’ambiente ed alla salute dei cittadini di tale area che, ora a distanza di alcuni anni, inizia a farsi evidente. Intanto i rifiuti tossici restano nei terreni, non sono bastati i 4 milioni e 500 mila euro stanziati dalla Regione Calabria per la bonifica dei siti inquinati , che restano ancora inutilizzati. Il tutto mentre si continua a morire sempre più frequentemente per malattie neoplastiche, preoccupante anche l’aumento di casi di malattie genetiche tra i bimbi nati.

 

Pasquale Golia

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