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Un momento della manifestazione
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I misteri
di Balacari
di
Domenico Marino
presentazione del romanzo di Domenico Marino
a cura dell’Associazione Culturale Anno Zero
13 dicembre 2008 -
ore 18.00
Teatro Comunale - Cassano Allo Ionio
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I MISTERI DI BALACARI di Domenico Marino |
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Si intitola I misteri di Balacari, l’ha scritto Domenico
Marino, è edito da Periferia è stato presentato sabato 13
dicembre alle 18 nel teatro comunale di Cassano all’Ionio in
una serata a metà tra parola parlata e recitata poiché assieme
agli interventi di Maria Fontana Ardito, Leonardo R. Alario,
l’attore Lindo Nudo ha interpretato brani del
romanzo.
«Domenico Marino è un narratore puro ¬– scrive Crupi nella
presentazione del volume ¬- una razza, assai poco palpabile
nella storia del romanzo italiano, che mette in fila copiosi
scrittori, cioè coloro che in genere non hanno nulla da dire,
comunque niente da narrare. Per questo egli non solo ha dato
un romanzo originale nell’ambito della letteratura
dell’emigrazione. Ha fatto qualcosa di più e forse di più
importante: ha dato alla letteratura italiana il rinfoltimento
del romanzo, inteso come intreccio, svolgimento, azione. E
alla letteratura calabrese il germe di una nuova via. Perché
torni ad esistere e a splendere».
La discussione, moderata dal caposervizio di "Gazzetta del
Sud" Arcangelo Badolati, è stata aperta dai saluti del vescovo
della Diocesi di Cassano all’Ionio monsignor Vincenzo Bertolone, del sindaco della cittadina sibarita Gianluca Gallo
e da Giuseppe Malomo, portavoce dell’associazione “Anno Zero”
che organizza la manifestazione con il patrocinio
dell’amministrazione comunale.
Il romanzo di Domenico Marino, alla seconda pubblicazione dopo
una monografia su Nicola Misasi pubblicata nel 2003 sempre per
i tipi delle Edizioni Periferia, racconta una Calabria che non
c’è più, conservata solo nei ricordi di quanti l’hanno
vissuta. Balacari, borgo ideale che deve il suo nome proprio a
un anagramma di Calabria, è il paese simbolo d’un mondo di
ieri che nelle pagine del volume rivive grazie ai racconti
d’un «sittantino» tornato in paese da Bruxelles dopo
cinquant’anni d’emigrazione forzata a causa d’un fatto di
sangue. Il protagonista, Francesco De Seta, che tra i vicoli
di Balacari torna a essere solo Ciccio, ritrova la sua terra
nel dialogo con un quindicenne nipote del suo migliore amico
che, come il loro paese, purtroppo non c’è più. Magia della
narrativa, per la quale tutto è possibile, Ciccio ripopola il
centro storico, resuscita i suoi abitanti, restaura le case
abbandonate, riapre i magazzini malinconicamente sbarrati
riempiendoli di merce, riassapora la vita del paese.
Passeggiando, con l’incedere pacato degli anziani, riscopre i
mille misteri di Balacari.
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I
Misteri di Balacari - Il primo romanzo di Domenico Marino
di Pasquino
Crupi |
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Domenico Marino è al
suo primo romanzo. E si sa che appena ci si affaccia sulla
scena letteraria, insorge insopprimibile il bisogno di avere
un angelo custode, cioè un modello, e persino una consolidata
traccia narrativa. Che per la Calabria è data dalla
letteratura della fuga. Per questa via, in effetti, si è messo
il giovane narratore, che ha già dato buona prova di sé , nel
campo della critica letteraria, con il suo utile saggio La
vendetta narrativa di Nicola Misasi ( Periferia, Cosenza
2003). Ma senza intrupparsi e senza camminare su orme altrui.
In questo romanzo, I misteri di Balacari, non c’è, quanto
all’esodo emigratorio, il fragore sociale di Emigranti di
Francesco Perri né la nostalgia regressiva di Corrado Alvaro,
né ancora il rivendicazionismo di Saverio Strati né l’andata e
il ritorno di Carmine Abate. E non c’è emigrazione di massa.
Ciccio De Seta di Balacari, nella provincia calabrese, è
spostato verso il Belgio, precisamente Bruxelles, da un
delitto di sangue, compiuto per vendicare l’antica offesa,
fatta al padre suo, da un ladro di professione, Gigino 'i
Barbetta, un farabutto, che po’ essere anche simpatico. Colà
trascorre tutta la sua energica vita di emigrato, che non ha
dovuto penare molto per affermarsi, e da lì ritorna a Balacari
quando gli muore la moglie Marta. Ha ormai parecchi lustri
sulle spalle. Il paese è in via di trasformazione, ma le
antiche radici resistono. Decide di non partirsene più. Decide
di conservare nella parola Balacari. Scrive un libro. Si può
dire che scriverà lo stesso libro, che ha scritto Domenico
Marino dall’interno della sua civiltà contadina: riassaporata,
ma non idolatrata e, soprattutto, non pretesto a divagazioni
saggistiche.
Domenico Marino è un narratore puro. Una razza, è assai poco
palpabile nella storia del romanzo italiano, che mette in fila
copiosi scrittori, cioè coloro, che in genere non hanno nulla
da dire, comunque niente da narrare. Per questo egli non solo
ha dato un romanzo originale nell’ambito della letteratura
dell’emigrazione. Ha fatto qualcosa di più e forse di più
importante: ha dato alla letteratura italiana il rinfoltimento
del romanzo, inteso come intreccio, svolgimento, azione. E
alla letteratura calabrese il germe di una nuova via. Perché
torni ad esistere e a splendere.
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