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Aveva ragione lui: le dimissioni da consigliere comunale sono
validamente rassegnate pur in mancanza di atto scritto, purchè
formalizzate nel corso dell’assemblea consiliare. Lui è Antonio
Golia, che le dimissioni dall’assemblea consiliare aveva
rassegnato durante i lavori dell’assise, in aperta polemica con
la maggioranza, il sindaco ed il suo (ex?) partito, l’Udc. Il
suo passo indietro divenne, in quella occasione, oggetto d’una
duplice disputa: giuridica, perché il segretario generale
sostenne potersi ritenere valide solo le dimissioni scritte;
politica, perché le opposizioni (senza riuscirci, per la mancata
adesione all’iniziativa del presidente del consiglio, Rosella
Garofalo, petalo del Pd) provarono ad unire le loro dimissioni a
quelle di Golia, per provocare lo scioglimento anticipato del
consiglio.
A dirimere la contesa, secondo indiscrezioni trapelate da
Palazzo di città, sarebbe stato il Ministero degli Interni. Che
richiesto di un parere in merito all’intricata vicenda, avrebbe
confermato la bontà della tesi della validità delle dimissioni
formalizzate nel corso del consiglio comunale. Risultato? L’Udc
torna ad essere maggioranza piena ed autonoma, anche nei numeri.
Con la volontaria uscita di scena di Golia, esponente dell’anima
critica dello scudocrociato, la maggioranza centrista potrà
contare sull’apporto del primo dei non eletti, il giovane
commerciante Marco Serio, che prenderà posto sui banchi
dell’aula “Gino Bloise” già martedì prossimo, in occasione d’una
seduta del consiglio convocata, oltre che per la surroga dei due
consiglieri, anche per la discussione d’un nutrito ordine del
giorno in cui spiccano la definizione di alcune pratiche
debitorie, l’approvazione dell’assestamento di bilancio,
l’informativa del primo cittadino sulla procedura di risanamento
del dissesto.
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