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Il giorno dopo la scampata alluvione, nel porto turistico si
contano i danni, soprattutto tra i proprietari di tante
abitazioni poste a livello delle darsene, che si sono visti
invadere le villette da almeno trenta centimetri di melma. E
tutto per colpa dello Stombi, e delle mareggiate che ne hanno
ostruito la foce, impedendo, oltre che la navigabilità, anche il
normale sbocco delle acque nello Ionio. Una situazione riportata
alla normalità, dopo ore, soltanto dal lavoro delle draghe del
consorzio di bonifica (responsabile del deflusso a mare delle
acque) e del Comune (titolare, su delega della Provincia, delle
competenze in fatto di navigabilità). Interventi che non bastano
però a placare le polemiche: di fronte ad eventi calamitosi, la
sicurezza dei laghi, centro nautico privato, dovrebbe essere
garantita, teoricamente, dalla chiusura delle porte vinciane e
dalla contestuale attivazione delle pompe idrovore. Due misure
utili a scongiurare, temporaneamente, il pericolo di
allagamento. Difficile dire se e cosa, nel caso specifico, non
sia andato per il verso giusto. Un dato è certo: la questione è
stata discussa anche dall’unità di crisi insediata dal Comune
nelle ore dell’emergenza.
A darne testimonianza, il verbale della seduta del 5 dicembre:
«Il sindaco chiede se sia il caso di azionare le pompe idrovore
e disporre l’apertura delle porte vinciane». Sulla richiesta,
per come risulta dagli atti, si pronuncia il presidente
dell’associazione “Laghi di Sibari”, Nunzio Masotina: «Si
ritiene indispensabile ed urgente procedere alla messa in
funzione delle idrovore per abbassare la massa d’acqua
all’interno dei laghi». Inizia qui il balletto delle competenze:
la gestione delle pompe è affare della “Casa Bianca group”,
società proprietaria dei Cantieri nautici. Ente privato, e
pertanto non depositario di compiti di tutela della pubblica
incolumità. E quando la Capitaneria di Porto chiede l’emanazione
di «un’ordinanza di somma urgenza per pubblica incolumità», il
Municipio risponde con l’indiretta sollecitazione a provvedere
all’attivazione delle pompe anche senza la preventiva emanazione
dell’atto. Ottenendo, quale replica, quella messa a verbale dai
rappresentanti della Capitaneria di Porto: «Capo Luca Avarello
riferisce che durante la riunione, a seguito di telefonata del
sindaco, ha interloquito col geometra Antonio Vuoto,
vicepresidente della “Casa Bianca group srl”, rappresentandogli,
a seguito di sopralluogo effettuato, la necessità di un
intervento immediato per consentire l’abbassamento delle acque
all’interno del bacino dei laghi di Sibari. Riferisce, altresì,
che il geometra Vuoto dichiarava che avrebbe aperto le pompe
idrovore solo in presenza di un’ordinanza di protezione civile,
che si assumesse anche l’onere economico dell’intervento».
Nota la fine del racconto: nessun ordinanza è mai stata emessa,
né mai le pompe idrovore sono state attivate. E l’emergenza è
cessata solo grazie al lavoro delle draghe ed alla clemenza del
cielo.
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