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«La
tessera del Pd? Non l’ho mai chiesta. Dunque, si dice il falso,
confondendo il ruolo delle istituzioni e quello dei partiti, a
danno della città».
Rossella Garofalo non ci sta. Da presidente del consiglio, e da
consigliere comunale del Partito dcemocratico, respinge con
fermezza le affermazioni contenute nella nota con cui, a nome
del comitato provvisorio che regge le sorti del partito, il
coordinatore Francesco Tricoci le ha fatto sapere di non poter
accettare la sua richiesta di adesione al Pd, invitandola
contestualmente a dimettersi dalla carica di presidente perché
ritenuta non più garante dell’intero consiglio «e oggettivamente
vicina alle posizioni della maggioranza». «Si è detto il falso»,
risponde la dama rossa dell’assise municipale, ribattendo punto
su punto alle contestazioni mosse nei suoi riguardi dalla
dirigenza democratica. «Anzitutto, non ho mai richiesto la
tessera, e questo è un dato di cui molti erano a conoscenza.
Finge di ignorarlo il comitato, che con le sue peraltro
discutibili decisioni mostra di non avere ben chiare le proprie
funzioni ed i correlati confini e che col suo modo di agire
produce un solo risultato: ingenerare confusione nell’opinione
pubblica e ridurre gli spazi di aggregazione al partito».
Quindi, a scanso di equivoci: «Si dice il falso anche quando si
afferma che il gruppo consiliare ha discusso e condiviso tale
scelta di esclusione: non mi risulta che si siano svolte
riunioni sul tema». Dal particolare al generale: «Ai miei
colleghi di gruppo ho sempre fatto presente di considerare
l’incarico di presidente dell’assemblea come un ruolo di
carattere istituzionale, non subordinato, né subordinabile, ai
partiti. Questa distinzione tra distinzioni e partiti, e tra i
rispettivi compiti, sfugge probabilmente a quanti hanno guidato
il paese negli anni passati, contribuendo così al degrado da cui
la città cerca faticosamente di uscire». Segue precisazione:
«Forte di questa convinzione, a chi mi accusa d’essere una
stampella rispondo: sono la stampella del popolo, di chi fatica
ad arrivare alla fine del mese. Invece di preoccuparsi di
trovare soluzioni a questi gravi problemi, ci si arrovella per
provocare crisi amministrative e favorire l’insediamento in
Comune d’un commissario, dimenticando che ogni commissariamento
altro non è che la surroga del popolo sovrano». Quesito finale:
cosa farà adesso Rosella Garofalo? «Non sono una questuante. Non
mi interessa avere la tessera per il gusto di potermi dire
tesserata. Potrei presentare ricorso, ma solo per evidenziare
eccessi e sconfinamenti del comitato provvisorio. Di certo,
continuerò ad esercitare imparzialmente il ruolo di presidente,
rispondendo all’assemblea che mi ha eletto. Rivendico inoltre la
mia appartenenza al centrosinistra, tra le cui fila mi batterò
per la difesa dei deboli. Le ideologie devono cedere il passo
agli ideali: è questa la mia forza».
La battaglia, dunque, continua. E stasera approderà in consiglio
comunale. Al centro della discussione, oltre alla polemica tutta
interna al Pd ma dai chiari risvolti istituzionali, anche la
surroga di Antonio Golia, consigliere dell’Udc al quale dovrebbe
subentrare il primo dei non eletti nella lista dello
scudocrociato, il giovane Marco Serio. Sul piede di guerra le
minoranze, che contestano la legittimità dei provvedimenti
adottati nel corso dell’ultima seduta del consiglio, quando
delle dimissioni di Golia non si prese atto con immediatezza.
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