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Martedì 9 Dicembre 2008

Cassano – Rosella Garofalo, presidente del consiglio comunale, dice no alla politica dei partiti per il bene della città

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 02.01.09  h. 10.00


«La tessera del Pd? Non l’ho mai chiesta. Dunque, si dice il falso, confondendo il ruolo delle istituzioni e quello dei partiti, a danno della città».
Rossella Garofalo non ci sta. Da presidente del consiglio, e da consigliere comunale del Partito dcemocratico, respinge con fermezza le affermazioni contenute nella nota con cui, a nome del comitato provvisorio che regge le sorti del partito, il coordinatore Francesco Tricoci le ha fatto sapere di non poter accettare la sua richiesta di adesione al Pd, invitandola contestualmente a dimettersi dalla carica di presidente perché ritenuta non più garante dell’intero consiglio «e oggettivamente vicina alle posizioni della maggioranza». «Si è detto il falso», risponde la dama rossa dell’assise municipale, ribattendo punto su punto alle contestazioni mosse nei suoi riguardi dalla dirigenza democratica. «Anzitutto, non ho mai richiesto la tessera, e questo è un dato di cui molti erano a conoscenza. Finge di ignorarlo il comitato, che con le sue peraltro discutibili decisioni mostra di non avere ben chiare le proprie funzioni ed i correlati confini e che col suo modo di agire produce un solo risultato: ingenerare confusione nell’opinione pubblica e ridurre gli spazi di aggregazione al partito». Quindi, a scanso di equivoci: «Si dice il falso anche quando si afferma che il gruppo consiliare ha discusso e condiviso tale scelta di esclusione: non mi risulta che si siano svolte riunioni sul tema». Dal particolare al generale: «Ai miei colleghi di gruppo ho sempre fatto presente di considerare l’incarico di presidente dell’assemblea come un ruolo di carattere istituzionale, non subordinato, né subordinabile, ai partiti. Questa distinzione tra distinzioni e partiti, e tra i rispettivi compiti, sfugge probabilmente a quanti hanno guidato il paese negli anni passati, contribuendo così al degrado da cui la città cerca faticosamente di uscire». Segue precisazione: «Forte di questa convinzione, a chi mi accusa d’essere una stampella rispondo: sono la stampella del popolo, di chi fatica ad arrivare alla fine del mese. Invece di preoccuparsi di trovare soluzioni a questi gravi problemi, ci si arrovella per provocare crisi amministrative e favorire l’insediamento in Comune d’un commissario, dimenticando che ogni commissariamento altro non è che la surroga del popolo sovrano». Quesito finale: cosa farà adesso Rosella Garofalo? «Non sono una questuante. Non mi interessa avere la tessera per il gusto di potermi dire tesserata. Potrei presentare ricorso, ma solo per evidenziare eccessi e sconfinamenti del comitato provvisorio. Di certo, continuerò ad esercitare imparzialmente il ruolo di presidente, rispondendo all’assemblea che mi ha eletto. Rivendico inoltre la mia appartenenza al centrosinistra, tra le cui fila mi batterò per la difesa dei deboli. Le ideologie devono cedere il passo agli ideali: è questa la mia forza».
La battaglia, dunque, continua. E stasera approderà in consiglio comunale. Al centro della discussione, oltre alla polemica tutta interna al Pd ma dai chiari risvolti istituzionali, anche la surroga di Antonio Golia, consigliere dell’Udc al quale dovrebbe subentrare il primo dei non eletti nella lista dello scudocrociato, il giovane Marco Serio. Sul piede di guerra le minoranze, che contestano la legittimità dei provvedimenti adottati nel corso dell’ultima seduta del consiglio, quando delle dimissioni di Golia non si prese atto con immediatezza.
 

Gianpaolo Iacobini

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