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Domenica 14 Dicembre 2008

Sibari – Il Crati rompe gli argini a Sibari. Cinquecento persone costrette a lasciare le proprie abitazioni. Intanto scoppia la polemica sul tardivo intervento della Protezione Civile

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 02.01.08  h. 10.00

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Ieri sera, dopo 36 ore ininterrotte di pioggia, la quiete. Nel mezzo, il dramma: con l’esondazione del fiume Crati che allaga campi ed aziende e l’intera, popolosa contrada rurale di Lattughelle, provocando l’evacuazione di oltre un centinaio di famiglie. È l’ultima eco di un più corposo bollettino di guerra, quella perduta ieri dalla Piana. Messa a dura prova dall’eccezionale ondata di maltempo degli ultimi giorni e lasciata sola ad affrontare una massa d’acqua portata a valle da fiumi, canali e torrenti in piena.
La cronaca comincia dai problemi che la furia del cielo scarica sulla terra quando è ancora di venerdì: a Sibari il primo a venir fuori dai ristretti argini per lui modellati dall’uomo è il canale Vena Morta. Le acque invadono i terreni limitrofi lambendo alcuni noti villaggi turistici della zona. Ad evitare il peggio, solo l’intervento di mezzi ed uomini del consorzio di bonifica. Nell’elenco dei cattivi finisce, di sabato, anche il vicino canale dello Stombi, che lega allo Ionio le darsene del porto turistico: parzialmente ostruito da muri di sabbia, il dispettoso rigagnolo biondo vede crescere inesorabilmente il suo livello, rendendo necessario il lavorio delle ruspe del Comune e dello stesso consorzio, impegnate in un’azione congiunta che non riesce però, ancora una volta, a far del tutto salve le darsene dei laghi, al cui interno l’acqua s’alza fino a ricoprire moli e banchine. La situazione peggiora all’ora di pranzo. A far scattare l’allarme rosso è il Crati. Il grande fiume prima straripa nel bisignanese, quindi prende a minacciare le campagne sibarite. Prima ancora dell’arrivo della piena, le campagne scompaiono sotto l’acqua. A farne le spese, terreni ed imprese di contrada Lattughelle. Tra queste, l’azienda “Campanella”, che vede mangiarsi dalla fanghiglia serre e raccolto, con danni pari a decine di migliaia di euro. Ma non c’è tempo neppure per disperarsi, perché la preoccupazione diventa terrore, man mano che s’avvicina l’onda maledetta. Nei pochi ma infiniti minuti d’attesa, si materializza la polemica. Nel mirino, la Protezione Civile regionale. <<Nessuno ci ha avvisati di questa situazione di grave pericolo>>, tuona dal Municipio il sindaco Gianluca Gallo. <<Quando abbiamo interpellato la Protezione Civile, ci è stato risposto che, per mancanza di mezzi, avremmo dovuto provvedere da noi, magari con qualche ruspa, per alzare gli argini>>. Ma la forza della natura corre più veloce dei ritardi umani, ed alla fine raggiunge anche Sibari. Poco prima dei vespri, il disastro. Annunciato: il Crati supera gli argini ed inonda Lattughelle. Sulla statale 106 e sulla linea ferroviaria ionica il traffico si blocca. Intanto, cinquecento persone vengono portate via dalle proprie case, invase da un metro d’acqua, a bordo dei trattori o dei mezzi anfibi dei Vigili del Fuoco. Chi può trova ospitalità a casa di amici e parenti. Chi resta, invece, viene accolto nei saloni delle scuole medie di Sibari, trasformate in centro d’accoglienza.
Scende la sera: per molti, a Sibari, comincia la prima notte da sfollati, con la speranza che sia anche l’ultima.

 

Gianpaolo Iacobini

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