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Ieri sera, dopo 36 ore ininterrotte di pioggia, la quiete. Nel
mezzo, il dramma: con l’esondazione del fiume Crati che allaga
campi ed aziende e l’intera, popolosa contrada rurale di
Lattughelle, provocando l’evacuazione di oltre un centinaio di
famiglie. È l’ultima eco di un più corposo bollettino di guerra,
quella perduta ieri dalla Piana. Messa a dura prova
dall’eccezionale ondata di maltempo degli ultimi giorni e
lasciata sola ad affrontare una massa d’acqua portata a valle da
fiumi, canali e torrenti in piena.
La cronaca comincia dai problemi che la furia del cielo scarica
sulla terra quando è ancora di venerdì: a Sibari il primo a
venir fuori dai ristretti argini per lui modellati dall’uomo è
il canale Vena Morta. Le acque invadono i terreni limitrofi
lambendo alcuni noti villaggi turistici della zona. Ad evitare
il peggio, solo l’intervento di mezzi ed uomini del consorzio di
bonifica. Nell’elenco dei cattivi finisce, di sabato, anche il
vicino canale dello Stombi, che lega allo Ionio le darsene del
porto turistico: parzialmente ostruito da muri di sabbia, il
dispettoso rigagnolo biondo vede crescere inesorabilmente il suo
livello, rendendo necessario il lavorio delle ruspe del Comune e
dello stesso consorzio, impegnate in un’azione congiunta che non
riesce però, ancora una volta, a far del tutto salve le darsene
dei laghi, al cui interno l’acqua s’alza fino a ricoprire moli e
banchine. La situazione peggiora all’ora di pranzo. A far
scattare l’allarme rosso è il Crati. Il grande fiume prima
straripa nel bisignanese, quindi prende a minacciare le campagne
sibarite. Prima ancora dell’arrivo della piena, le campagne
scompaiono sotto l’acqua. A farne le spese, terreni ed imprese
di contrada Lattughelle. Tra queste, l’azienda “Campanella”, che
vede mangiarsi dalla fanghiglia serre e raccolto, con danni pari
a decine di migliaia di euro. Ma non c’è tempo neppure per
disperarsi, perché la preoccupazione diventa terrore, man mano
che s’avvicina l’onda maledetta. Nei pochi ma infiniti minuti
d’attesa, si materializza la polemica. Nel mirino, la Protezione
Civile regionale. <<Nessuno ci ha avvisati di questa situazione
di grave pericolo>>, tuona dal Municipio il sindaco Gianluca
Gallo. <<Quando abbiamo interpellato la Protezione Civile, ci è
stato risposto che, per mancanza di mezzi, avremmo dovuto
provvedere da noi, magari con qualche ruspa, per alzare gli
argini>>. Ma la forza della natura corre più veloce dei ritardi
umani, ed alla fine raggiunge anche Sibari. Poco prima dei
vespri, il disastro. Annunciato: il Crati supera gli argini ed
inonda Lattughelle. Sulla statale 106 e sulla linea ferroviaria
ionica il traffico si blocca. Intanto, cinquecento persone
vengono portate via dalle proprie case, invase da un metro
d’acqua, a bordo dei trattori o dei mezzi anfibi dei Vigili del
Fuoco. Chi può trova ospitalità a casa di amici e parenti. Chi
resta, invece, viene accolto nei saloni delle scuole medie di
Sibari, trasformate in centro d’accoglienza.
Scende la sera: per molti, a Sibari, comincia la prima notte da
sfollati, con la speranza che sia anche l’ultima.
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