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Il Comune invoca lo stato di calamità. Intanto, è corsa contro il tempo:
si punta alla ricostruzione degli argini del fiume prima
dell’arrivo della nuova ondata di maltempo.
Lattughelle, il giorno dopo l’alluvione, è un’immensa distesa di
acque putride, che lentamente defluiscono a mare. Le cinquecento
persone che risiedono nella zona, per le quali sabato pomeriggio
era stata disposta l’evacuazione (e che sabato sera hanno
ricevuto anche la visita del vescovo, monsignor Vincenzo
Bertolone), sono rientrate nelle proprie abitazioni, che nessuno
ha voluto abbandonare, vuoi per affetto, vuoi temendo atti di
sciacallaggio. Sotto il pallido sole d’una domenica finalmente
senza pioggia, è iniziato il lento ritorno alla normalità. Con
case da ripulire, aziende da ricostruire, fattorie da ricreare:
decine i capi di bestiame e gli animali selvatici uccisi dalla
piena. All’opera, un centinaio di uomini, e decine di mezzi, in
forza a Protezione Civile, Provincia, Comune, Vigili del Fuoco,
Carabinieri, Polizia Municipale. A loro il compito di rispondere
alla forza della natura: il Crati, con la sua forza, ha rotto
gli argini per un tratto lungo oltre settanta metri. Le acque
hanno travolto ogni resistenza, inondando i canali di scolo e
producendo allagamenti a catena. Ai laghi di Sibari, ad esempio,
sommersi scantinati, moli, banchine e diversi tratti di strada.
Soltanto attorno alla mezzanotte di sabato, dopo l’emanazione
d’un’ordinanza sindacale, sono entrate in azione le pompe
idrovore che, unitamente alla chiusura delle porte vinciane,
hanno permesso di limitare i danni. Allagato, senza conseguenze
per i suoi preziosi reperti, pure il museo nazionale
archeologico della Sibaritide. Solo l’intervento delle ruspe,
invece, ha impedito, sempre nella notte tra sabato e domenica,
l’allagamento di contrada Permuta. Situazioni quasi marginali,
di fronte al disastro toccato in sorte a Lattughelle, dove il
livello delle acque ha sfiorato, in alcuni punti, il metro e
mezzo, facendo saltare la rete fognaria e ponendo a rischio
anche quella idrica. Al punto che, oltre ai generi di prima
necessità, a quanti hanno scelto di resistere in casa il Comune
(che ha annunciato d’essere pronto a richiedere la declaratoria
dello stato di calamità naturale) ha offerto riserve d’acqua
potabile.
Si affronta insomma l’emergenza, guardando l’orologio: per
mercoledì è atteso l’arrivo di un’altra perturbazione ed è
necessario, entro quella data, ricostruire l’argine del grande
fiume, anche se il timore (inconfessato ed inconfessabile) degli
addetti ai lavori è che, nel caso di una nuova ondata, a cedere
possano essere altri punti dell’argine, indeboliti dalla piena.
Quella che poteva (e doveva) essere prevista, e che nessuno,
invece, pare aver previsto. Al punto che, a dare l’allarme, sono
stati, ad alluvione ormai imminente, proprio gli abitanti di
Lattughelle. E quando nel primo pomeriggio di sabato il Comune
ha bussato alle porte della Protezione Civile regionale,
confermava ieri il sindaco Gianluca Gallo, <<la sola risposta
che abbiamo avuto è stata che non c’erano mezzi disponibili e
che avremmo dovuto provvedere da noi>>. Due ore dopo, è arrivata
l’onda maledetta, che ha travolto tutto.
Adesso si guarda al cielo, sperando che in caso di pioggia il
Crati non si gonfi troppo e che i suoi argini reggano.
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