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Lunedì 15 Dicembre 2008

Sibari – Sibari: tornano a casa gli sfollati. Restano i danni e le acque. Colpito anche il museo archeologico della Sibaritide.

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 02.01.09 h. 10.00


 Il Comune invoca lo stato di calamità. Intanto, è corsa contro il tempo: si punta alla ricostruzione degli argini del fiume prima dell’arrivo della nuova ondata di maltempo.
Lattughelle, il giorno dopo l’alluvione, è un’immensa distesa di acque putride, che lentamente defluiscono a mare. Le cinquecento persone che risiedono nella zona, per le quali sabato pomeriggio era stata disposta l’evacuazione (e che sabato sera hanno ricevuto anche la visita del vescovo, monsignor Vincenzo Bertolone), sono rientrate nelle proprie abitazioni, che nessuno ha voluto abbandonare, vuoi per affetto, vuoi temendo atti di sciacallaggio. Sotto il pallido sole d’una domenica finalmente senza pioggia, è iniziato il lento ritorno alla normalità. Con case da ripulire, aziende da ricostruire, fattorie da ricreare: decine i capi di bestiame e gli animali selvatici uccisi dalla piena. All’opera, un centinaio di uomini, e decine di mezzi, in forza a Protezione Civile, Provincia, Comune, Vigili del Fuoco, Carabinieri, Polizia Municipale. A loro il compito di rispondere alla forza della natura: il Crati, con la sua forza, ha rotto gli argini per un tratto lungo oltre settanta metri. Le acque hanno travolto ogni resistenza, inondando i canali di scolo e producendo allagamenti a catena. Ai laghi di Sibari, ad esempio, sommersi scantinati, moli, banchine e diversi tratti di strada. Soltanto attorno alla mezzanotte di sabato, dopo l’emanazione d’un’ordinanza sindacale, sono entrate in azione le pompe idrovore che, unitamente alla chiusura delle porte vinciane, hanno permesso di limitare i danni. Allagato, senza conseguenze per i suoi preziosi reperti, pure il museo nazionale archeologico della Sibaritide. Solo l’intervento delle ruspe, invece, ha impedito, sempre nella notte tra sabato e domenica, l’allagamento di contrada Permuta. Situazioni quasi marginali, di fronte al disastro toccato in sorte a Lattughelle, dove il livello delle acque ha sfiorato, in alcuni punti, il metro e mezzo, facendo saltare la rete fognaria e ponendo a rischio anche quella idrica. Al punto che, oltre ai generi di prima necessità, a quanti hanno scelto di resistere in casa il Comune (che ha annunciato d’essere pronto a richiedere la declaratoria dello stato di calamità naturale) ha offerto riserve d’acqua potabile.
Si affronta insomma l’emergenza, guardando l’orologio: per mercoledì è atteso l’arrivo di un’altra perturbazione ed è necessario, entro quella data, ricostruire l’argine del grande fiume, anche se il timore (inconfessato ed inconfessabile) degli addetti ai lavori è che, nel caso di una nuova ondata, a cedere possano essere altri punti dell’argine, indeboliti dalla piena. Quella che poteva (e doveva) essere prevista, e che nessuno, invece, pare aver previsto. Al punto che, a dare l’allarme, sono stati, ad alluvione ormai imminente, proprio gli abitanti di Lattughelle. E quando nel primo pomeriggio di sabato il Comune ha bussato alle porte della Protezione Civile regionale, confermava ieri il sindaco Gianluca Gallo, <<la sola risposta che abbiamo avuto è stata che non c’erano mezzi disponibili e che avremmo dovuto provvedere da noi>>. Due ore dopo, è arrivata l’onda maledetta, che ha travolto tutto.
Adesso si guarda al cielo, sperando che in caso di pioggia il Crati non si gonfi troppo e che i suoi argini reggano.
 

Gianpaolo Iacobini

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