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«Ho
semplicemente cercato di raccontare la mia terra, la nostra
meravigliosa terra di Calabria. Non ritengo giusto che
l’universo di tradizioni, lingua, sapori, storie e vita
tramandati a noi dai nostri genitori e dai nostri nonni, vada
perduto. Io ho cercato di cristallizzarli in un romanzo, poco
interessato a fare un’opera d’arte ma speranzoso unicamente di
fare un’opera buona, un’opera utile».
Così Domenico Marino ha concluso sabato sera il dibattito per la
presentazione, a teatro, del suo romanzo, I misteri di Balacari,
spaccato introspettivo sulla Calabria che cambia, edito dalle
Edizioni Periferia di Cosenza. Marino, redattore di “Gazzetta
del Sud” e collaboratore di “Agi” e “Avvenire”, ha preso la
parola dopo i saluti di Giuseppe Malomo, presidente
dell’associazione “Anno Zero” (che ha organizzato l’evento col
patrocinio del Comune, rappresentato dall’assessore Giuseppe
Pescia) e di monsignor Vincenzo Bertolone, vescovo della Diocesi
di Cassano, e Raffaele Salerno, questore di Cosenza. La
discussione, moderata dal caposervizio della redazione cosentina
di “Gazzetta del Sud”, Arcangelo Badolati, è proseguita con gli
interventi della scrittrice e direttrice della collana di
narrativa di Periferia, Maria Fontana Ardito, e del
demoantropologo Leonardo R. Alario. Momenti particolarmente
apprezzati della serata, le letture di brani del romanzo da
parte dell’attore e regista Lindo Nudo con l’accompagnamento
musicale di Giuseppe Roseti.
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