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Questa è una storia incredibile, di quelle che accadono in
Italia e forse in nessun altra parte del mondo. Una vicenda
fatta di soldi pubblici spesi due volte per rimettere a nuovo lo
stesso bene, senza tuttavia poterlo mai utilizzare. Perché
intanto altre istituzioni, che pure avevano approvato e
finanziato i progetti di recupero, e dunque sapevano per quale
finalità venivano spesi i soldi erogati, nel frattempo cambiano
idea.
È una storia che sale dal ventre molle d’una Calabria indolente.
Racconta d’un edificio che negli anni delle vacche grasse,
quando Berta filava, nei mitici anni Ottanta della Cassano da
bere, era stato pensato come scuola media destinato ad ospitare
alunni che non ci sarebbero mai stati, perché risucchiati dal
decremento demografico. Nel 2004, dopo essere stato in lungo ed
in largo depredato dai vandali, che s’erano portati via finanche
i tubi e le piastrelle dei bagni, era diventato uno dei progetti
più ambiziosi nell’ambito del piano di sviluppo urbano. Nel
volgere di pochi mesi, con una spesa di circa 300.000 euro, era
tornato ad essere lucido e splendente. <<Ne faremo la sede del
centro operativo misto di Protezione civile>>, annuncia gaudente
l’amministrazione comunale nel maggio del 2008, quando i
giornalisti, impertinenti, dalle colonne della Gazzetta sfidano
solitari il disinteresse generale e documentano l’abbandono in
cui è stato ricacciata la rinata scuola, assalita dall’erba alta
e dall’oblio. Alla lettura dei giornali che parlano dello
scempio, il Municipio si mostra, nonostante tutto, ottimista. E
garantisce: <<Proprio in questi giorni, abbiamo ottenuto dalla
Regione l’autorizzazione ad investire alcune somme residue per
la pavimentazione dei piazzali esterni>>. Passa l’estate, e
nulla cambia. L’erba cresce, ed il Comune spende altri soldi per
tagliarla, mentre il punto Com nostrano non entra mai in
attività. Probabilmente, perché mai potrebbe divenire operativo.
La notizia del giorno, infatti, fa piazza pulita di speranze e
falsi entusiasmi. Da Catanzaro, con tanto di comunicazione
ufficiale (meglio tardi che mai), la Regione Calabria fa sapere
di voler istituire un’unica unità regionale di Protezione
Civile, con uffici a Germaneto, alle porte della città capoluogo
di regione. Aboliti tutti i centri operativi misti, vengono
richiamati nella città delle aquile pure i due esperti di
Protezione Civile distaccati presso il Municipio cassanese. Che
protesta per lo scippo, ma non ottiene alcuna risposta. Ed anche
la missiva con cui si reclama quantomeno l’istituzione in città
di uno dei quattro presìdi periferici di protezione civile
destinati a sorgere nella provincia di Cosenza, non incassa
alcun riscontro se non un silenzio che inghiotte sogni e soldi
pubblici.
Dubbi: che fine farà l’immobile doriano? Certezze: Berta filava,
e fila ancora.
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