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Che
piova o splenda il sole, poco importa: appena il termometro fa
segnare un leggero scostamento rispetto alla consueta mitezza
metereologica meridionale, il Comune reagisce prontamente.
Invocando la calamità naturale.
Questa è la cronaca semiseria di un singolare primato fatto
segnare dal Municipio cassanese. A leggere gli atti, uno dei più
calamitati d’Italia. Per la decima volta in poco meno di quattro
anni, infatti, Palazzo di città ha sollecitato la Regione a
voler attivare le procedure per la declaratoria dello stato di
calamità naturale, <<a causa delle gelate verificatesi tra il 17
ed il 20 febbraio scorsi>>. Un appello vergato dal sempre
tempestivo assessore al ramo, Roberto Bruno, cui appartiene
l’insolito record, stabilito all’insegna della parità: nelle
istanze presentate, estate ed inverno sono allo stesso modo
fonte di (presunta) calamità. La prima volta fu d’estate, quando
appena insediato in Municipio, nel 2004, l’assessore Bruno prese
carta e penna per lamentare i disagi arrecati dal clima arido.
Da allora in avanti, fu un susseguirsi di missive aventi
identico oggetto: richiesta di calamità naturale. Fu così per
gli inverni e le estati del 2005, del 2006, del 2007. Negli
ultimi dodici mesi, poi, il picco. Con istanze calamitose
protocollate per il freddo del dicembre 2006, il gelo dei primi
del 2007, il gran caldo del successivo luglio, le nevicate
dell’ultimo dicembre ed ora, da ultimo, per il forte vento di
metà febbraio. Praticamente, un’ecatombe agricola senza
precedenti: sarà colpa del buco dell’ozono, o del fatto che non
esiste più la mezza stagione?
Nel dubbio, una consolazione: l’Agea ha fatto sapere che presto
provvederà alla liquidazione degli stanziamenti erogati per le
avversità climatiche del 2004. I record pagano.
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