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Lo statere, moneta dell’antica Sybaris. Poi ancora, su sfondo
celeste, i colori della bandiera italiana, gli stemmi
dell’Europa e della Regione Calabria, le onde dello Ionio e le
montagne del Pollino. Fusi in un logo, sono diventati l’emblema
della provincia che non c’è, quella della Sibaritide e del
Pollino con capoluogo Sibari. Saranno adesso il fulcro della
bandiera ufficiale che il comitato popolare e la Consulta dei
sindaci innalzeranno l’8 marzo prossimo per rilanciare la
campagna a favore dell’istituzione della sesta provincia
calabrese.
L’annuncio viene diramato da Palazzo di città, tra conferme
ufficiali e rettifiche altrettanto ufficiali che lasciano
intendere come non proprio tutti i tasselli abbiano trovato
ancora la giusta collocazione nel mosaico organizzativo. Resta
l’eco di una manifestazione in programma per l’8 marzo. Alle 9,
il Duomo di Rossano dovrebbe ospitare una santa messa alla quale
dovrebbero prender parte (ma il condizionale è d’obbligo, come
tiene a sottolineare lo stesso Comune nella seconda delle due
note stampa diffuse a poche ore di distanza l’una dall’altra) i
vescovi delle Diocesi di Rossano, Cassano e Lungro.
<<Successivamente - si aggiunge - la carovana farà tappa a
Corigliano ed infine approderà alla delegazione municipale di
Sibari, dove sarà posta la bandiera>>, che nelle intenzioni
degli organizzatori dovrebbe essere benedetta dai tre vescovi
quasi come fosse un patrio vessillo.
L’iniziativa viene commentata col tono delle grandi occasioni
dal sindaco di Cassano (e presidente della Consulta) Gianluca
Gallo, che definisce <<storico>> l’evento, al quale sono attesi
<<autorità civili, militari e scolastiche, nonché tutti i mass
media calabresi>>, che è forse la cosa che più interessa.
Specifica ancora la simbolica lettera di chiamata alle armi: <<I
sindaci di Corigliano, Rossano, Cariati, Crosia, Lungro, San
Demetrio Corone, Spezzano Albanese e Trebisacce, sedi di
istituti scolastici superiori, sono invitati a far pervenire
alla segreteria del comune di Cassano la disponibilità di un
autobus di 50 posti, per il successivo trasferimento in andata e
ritorno di una delegazione degli studenti per ogni comune. I
Comuni di Cassano, Corigliano e Rossano saranno interessati
all'organizzazione specifica. I sindaci dovranno partecipare
tutti con fascia tricolore>>.
Fine delle comunicazioni. Restano i dubbi, atroci, legati ai
pochi passi in concreto mossi, negli ultimi anni, a livello
istituzionale e parlamentare, dall’istituenda provincia. Lo stop
all’istituzione di nuove province (insieme a Sibari, in
Parlamento, sono in lista d’attesa quelle di Aversa, Avezzano,
Sulmona, Venezia orientale, Melfi, Bassano del Grappa e Nola) lo
scorso maggio era giunto direttamente dal Governo. Intervenendo
ad una tavola rotonda sul futuro dell’economia italiana, il
presidente del consiglio, Romano Prodi, aveva fatto sapere
d’essersi <<messo di traverso alla moltiplicazione indebita di
province ed enti locali: chi lavora per la creazione di altre
province non potrà contare sul sostegno finanziario del
Governo>>. Aveva aggiunto Enzo Bianco, presidente della
Commissione Affari Costituzionali del Senato: <<Va bloccata la
creazione delle province. Non sarebbe affatto peregrino pensare
alla loro trasformazione in assemblee dei sindaci, secondo
un’ipotesi già discussa ai tempi della Bicamerale>>. Una presa
di posizione nitida quanto inequivocabile, subito fatta subito
propria dall’Unione province italiane e dall’allora
vicepresidente della giunta regionale, Nicola Adamo: <<E’ una
linea giusta, perché favorisce la semplificazione dei
procedimenti amministrativi e l’ottimizzazione dei costi>>.
Concetti da ultimo ripresi e sostanzialmente sposati, appena
pochi giorni fa, dal presidente della giunta regionale, Agazio
Loiero.
Ricomincia da qui il cammino della provincia che non c’è, che la
politica non vuole e che ora fa festa per la sua bandiera, che
dall’8 marzo sventolerà dal pennone più alto della delegazione
municipale sibarita.
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