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Nessuno
vuol pagare le bollette, ma senza energia elettrica non
funzionano neppure le pompe di sollevamento. Ed il rischio è che
i reflui fognari finiscano direttamente nelle darsene. Sulla
vicenda indagano ora i Carabinieri.
Il contenzioso che separa le anime imprenditoriali e gestionali
dei laghi di Sibari, ambedue di natura privata, col Comune
relegato (volontariamente?) al ruolo di spettatore, pare la
riproposizione di una delle tragicommedie andate in scena, nel
corso degli anni, a Marina di Sibari. Identico il genere,
diverso lo sfondo. Stavolta, infatti, la cornice dell’ennesimo
paradosso tipicamente cassanese è il porto turistico. La storia
comincia nel novembre 2006, quando l’associazione “Laghi di
Sibari”, presieduta da Nunzio Masotina, decide di non accollarsi
più le bollette dovute per l’energia elettrica del centro
commerciale, ritenuto <<condominio privato>>. A stretto giro di
posta, arriva la reazione dell’ex presidente dell’associazione,
Manlio Stassi: <<E’ l’associazione che ha il dovere di
provvedere, in forza dello statuto e d’una delibera, mai
revocata, del 1995>>. Masotina replica disconoscendo ogni
addebito. Nel frattempo, vanno in tilt anche le pompe di
sollevamento della rete fognaria. A ripararle interviene il
Municipio, ma azionando poteri sostitutivi con un’ordinanza che
chiama in causa i presunti responsabili. Ovvero commercianti,
imprenditori e residenti della zona. Tra essi la “Casa Bianca
group”, società proprietaria dei Cantieri Nautici, che contesta
l’assunto e tira in ballo l’associazione.
Tra una polemica e l’altra, s’arriva al 2008. Per le note
vicende, il centro commerciale è al buio. Nei giorni scorsi,
parte dei residenti del centro commerciale ha sporto querela
contro l’associazione “Laghi di Sibari”. La quale, dal canto
suo, avrebbe respinto ogni censura, preannunciando anch’essa
iniziative legali. E mentre i litigi proseguono, sull’accaduto
hanno ora avviato le loro indagini i Carabinieri della Tenenza
di Cassano, impegnati a verificare l’esatta dinamica dei fatti e
le correlate responsabilità. Ancor più gravi alla luce di un
dato allarmante: le centraline di sollevamento continuano a
funzionare a singhiozzo, ed il rischio più grande è che i reflui
fognari possano debordare e finire nella rete di raccolta delle
acque piovane, e per questa via direttamente nelle darsene.
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