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Coltivazione del riso a Thurio. Una novità per il territorio
coriglianese, ma non per la Piana di Sibari, dove da anni si
coltiva il riso. A pochi passi dalla torre di avvistamento di
Thurio e a poca distanza dagli scavi archeologici della mitica
Sibari esistono delle risaie, che nel periodo maggio- settembre
di ogni anno sono ben visibili da chi percorre la Strada statale
106 jonica (E90). Nei decenni addietro, l’opera di bonifica ad
opera dell’uomo ha contribuito a recuperare buona parte dei
territori dell’attuale Piana di Sibari. Dal punto di vista
biologico-nutrizionale, il riso presenta un interesse superiore
a quello di altri cereali, ricco di principi attivi. A causa
dell’elevata salinità del terreno, la coltivazione del riso si è
dimostrata l’unica possibile, così da garantire in alternativa
un reddito, altrimenti inesistente. La coltivazione del riso, in
Calabria, avviene esclusivamente nell’area della Sibaritide
(contrade Stombi, Le Castelle, Fornaia, Terzerie, Casoni, Thurio),
mediante il procedimento della “inondazione” delle risaie prima
della semina. La semina, che avviene nella prima decade del mese
di maggio, si protrae fino alla prima quindicina del mese di
giugno. Per la Riseria Magisa “il clima particolarissimo e la
tradizione fanno sì che si producano quindici varietà di riso,
tutte di alta qualità, dal sapore e dall’aroma inconfondibili.
Il riso della Sibaritide è un alimento non solo biologico ma
altamente digeribile, vitaminico e con una presenza importante
di sali minerali”. Nei soli comuni di Corigliano, Cassano allo
Ionio e Villapiana sono stimate in oltre 4 mila gli ettari
interessati dalle risalienze saline (salmastro).
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